Multifinder

1 Luglio, 2008

Biciclette in città

Tra i vari modi di risolvere il problema del traffico e dell’inquinamento urbano, la città di Lussemburgo, ispirandosi a quello che ha fatto Parigi, ha lanciato un servizio di noleggio biciclette chiamato vel’oh!. Il funzionamento è semplice quanto ingegnoso: ci si iscrive pagando quindici euro all’anno e si riceve a domicilio una tessera simile a una carta di credito. In città ci sono diverse stazioni presso le quali si ritirano e si depositano le biciclette. Basta passare la carta su un lettore, inserire il proprio codice personale e prendere una bicicletta. La prima mezz’ora è gratis, poi si paga un euro all’ora fino a un massimo di cinque euro per 24 ore. Arrivati a destinazione, basta sistemare la bicicletta nella postazione di arrivo ed è fatta. Se poi uno non se la sente di spendere quindici euro, con un euro si può acquistare un abbonamento settimanale per provare il servizio.

Per agevolare gli utenti sono state create diverse piste ciclabili, in aggiunta a quelle che già c’erano. Dove era necessario sono state ristrette le corsie per auto e bus. Gli attraversamenti sono stati dipinti di rosso usando un materiale particolare, molto visibile e rugoso, per impedire di scivolare. Insomma, a parte il fatto che probabilmente Lussemburgo dispone di più mezzi rispetto a molte città italiane, non si è trattato di interventi particolarmente costosi. Penso che in una città come Milano, in cui non ci sono salite e discese, se non alcuni cavalcavia, non dovrebbe essere difficile mettere in piedi un servizio del genere, anche se poi sospetto che molti automobilisti non si farebbero scrupoli nell’invadere le piste ciclabili pur di superare a destra il veicolo che li precede.

Il servizio presenta un solo inconveniente: può succedere di arrivare a destinazione e scoprire che non ci sono posti liberi per depositare la bicicletta. In questo caso si passa la carta sul lettore e si ha diritto a un quarto d’ora supplementare e gratis per andare presso la stazione più vicina, segnalata da uno schermo vicino al lettore. Certo, si tratta di un problema non da poco, che obbliga a percorrere a volte anche qualche centinaio di metri in più. Una difficoltà insormontabile per chi è abituato a lasciare l’auto esattamente di fronte al giornalaio, anche se in seconda o terza fila. :-)

18 Giugno, 2008

Priorità

Archiviato in: Politica — mario @ 8:29 pm
Tags: , , ,

Non si può non essere d’accordo con Luca Sofri.

12 Giugno, 2008

Avversari e nemici

Archiviato in: Educazione, Sport — mario @ 2:14 pm
Tags: , , , , , ,

Vittorio Zucconi, su repubblica.it, oggi:

Ho visto una cosa che mi ha sbalordito: la rimessa laterale di un giocatore svizzero con tifosi in piedi accalcati a due metri dalla linea laterale, sull’1-1, a cinque minuti dalla fine, contro gli immigrati turchi infedeli islamici, la qualificazione in ballo e uno steward che faceva segno di tirarsi indietro, non cinquecento poliziotti in assetto di guerra, come fossimo a un torneo da spiaggia e loro si tiravano pure indietro. E ho pensato alle gabbie degli idrofobi negli stadi italiani ribollenti di idioti che si credono ultra tifosi. Poi hanno pure perso dopo avere sputato i polmoni, avendo poco piede, sotto una pioggia da monsone indiano, li hanno sbattuti fuori dall’Europeo, l’arbitro ha fischiato un fuorigioco contro Senderos che non esisteva, gli ha negato un paio di corner grandi come il Matterhorn e ciccia, finito tutto lì. E sono gli svizzeri a non avere il senso dell’umorismo? A non qualificarsi? Per quale gioco?

Mi capita spesso di guidare in Svizzera e ho notato che molti automobilisti hanno attaccato ai finestrini le bandiere delle squadre impegnate negli Europei. Molti ne hanno addirittura due, e sono quasi sempre due bandiere diverse. In particolare, ho notato la settimana scorsa un’auto guidata da un signore dall’inconfondibile aspetto svizzero, capelli e baffoni rossi: da un finestrino sventolava la bandiera svizzera, dall’altro quella turca.

Immaginarsi in Italia un tizio che gira con la bandiera italiana e quella rumena sulla macchina durante gli Europei di calcio giocati in Italia è niente di più che un’astrazione mentale.

10 Giugno, 2008

La sai l’ultima?

Archiviato in: Politica, Scuola — mario @ 11:57 am
Tags: , , , , ,

Il ministro Gelmini ha detto che bisogna portare gli stipendi degli insegnanti italiani ai livelli europei. L’avevano detto anche Fioroni, Brichetto Arnaboldi in Moratti, De Mauro, Berlinguer e altri prima di loro il cui nome sprofonda nelle nebbie dell’oblio.

9 Giugno, 2008

No comment

Archiviato in: Educazione, Scuola — mario @ 12:07 am

Lavagna

Prima elementare, ultimo giorno di scuola.

6 Giugno, 2008

La volpe e il deserto

Archiviato in: Mac, Vita quotidiana, Windows — mario @ 1:06 pm
Tags: , , ,

In ufficio uso Internet Explorer 6 con Windows XP. La maggior parte dei miei colleghi è passata a Explorer 7, ma il programma che gestisce il workflow della correzione di bozze funziona solo sotto IE6, quindi, almeno per ora, niente da fare.

Ho quindi installato Firefox, che uso per tutto quello che non riguarda i siti e le applicazioni direttamente legate al lavoro. Tengo d’occhio la posta personale, certo, ma faccio anche ricerche su Google o sui vari dizionari online ogni volta che ho dubbi su un termine (e capita abbastanza spesso).

Con il Mac non mi ero mai accorto della differenza (uso di solito Safari, a volte Camino, parente stretto di Firefox, e raramente Firefox), mentre ora, sotto Windows, mi è sembrato di entrare in un altro mondo. I siti si vedono come sono stati pensati dagli autori, gli standard vengono rispettati e, soprattutto, esistono le scorciatoie da tastiera: Ctrl-T apre una nuova scheda, Ctrl-W chiude la scheda attiva eccetera. Rispetto a Explorer, dove bisogna fare quasi tutto con il mouse, il guadagno in termini di tempo è enorme, e questo vale anche per IE7.

Mi sono trovato subito a mio agio, anche perché, una volta sostituito il tasto Ctrl al Cmd che c’è sul Mac, le combinazioni sono le stesse. E mi viene un pensiero: Firefox gira sotto Windows, Mac e Linux, quindi i suoi sviluppatori avevano ampia scelta al momento di configurare le scorciatoie. Ci sarà quindi un motivo se hanno scelto di mantenere le stesse impostazioni dell’ambiente Mac.

Dall’altra parte c’è il deserto. E quindi è solo normale che le quote di utilizzo di Firefox stiano salendo rapidamente a scapito di quelle di IE. Magari, come sempre più persone si accorgono che IE non è l’unico browser, qualcuno comincerà anche a rendersi conto che il mondo dei sistemi operativi non finisce a Windows.

21 Maggio, 2008

Riflessioni a distanza

Sono passati cinque mesi da quando ho smesso di lavorare a scuola e mi sono trasferito a Lussemburgo per lavorare all’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea. Da allora non è passato giorno che non mi sia chiesto se stavo facendo la cosa giusta, e ho approfittato della distanza, sia temporale che fisica, per riflettere sulla scuola e sulla mia esperienza di insegnante.

È facile criticare la scuola italiana. È una scuola che pretende di insegnare tutto, dalla filosofia alla chimica, affidandosi a insegnanti pagati quanto un operaio e per lo più non motivati ad aggiornarsi (a cosa serve, se comunque la carriera non ha sbocchi?). Eppure, se un ragazzo ha la fortuna di trovare insegnanti preparati, la scuola italiana è in grado di offrire un livello culturale che forse non ha uguali in Europa. Me ne sono reso conto visitando scuole olandesi, tedesche e francesi in questi anni, e raccogliendo informazioni sulla Scuola europea, che i miei figli dovrebbero frequentare l’anno prossimo. E di insegnanti preparati, motivati e capaci non ne servono molti: ne bastano un paio per classe perché i ragazzi abbiano di fronte dei modelli positivi cui ispirarsi.

Eppure, la scuola italiana fa acqua da tutte le parti. Ho già scritto parecchio tempo fa che la politica sindacale di livellare tutto verso il basso, di rifiutare qualunque distinzione di salario basata sul merito, ha contribuito a spegnere qualunque motivazione. La politica ha contribuito da par suo, con ministri prevalentemente incompetenti in materia (penso ai più recenti, Brichetto Arnaboldi in Moratti e Fioroni, e anche il ministro attuale, Gelmini, non promette niente di buono), o, quando esperti del ramo (Berlinguer e De Mauro), paralizzati da veti incrociati di ogni genere.

Mettiamoci poi la maggior parte degli insegnanti, socialmente ed economicamente frustrati, rinchiusi in un mondo autoreferenziale in cui ha senso anche stare a discutere ogni anno nel Collegio dei docenti i criteri per la promozione e la bocciatura, come se non bastasse definirli una volta per sempre e dire “Va bene quello che abbiamo deciso l’anno scorso?”, senza bisogno di cavillare per ore sulla differenza tra insufficienza non grave, insufficienza e insufficienza grave, o su cosa si debba intendere per “gravi e diffuse insufficienze”. Mettiamoci una burocrazia demenziale che ha concesso agli istituti l’autonomia, obbligandoli però a motivare con quintali di carte ogni deviazione dalla norma ministeriale; l’obbligo di ottenere la certificazione di qualità ISO per poter accedere a certi finanziamenti (e fa niente se le cose non funzionano, l’importante è che sulla carta le procedure siano scritte chiaramente); l’assedio da parte dei genitori che difendono i figli qualunque nequizia commettano e sono pronti a ricorrere al TAR se i loro bambini vengono bocciati (perché guadagnano comunque più degli insegnanti e quindi, ipso facto, sono più importanti di loro).

Per quanto mi mancano i ragazzi, parlare con loro, ascoltarli, fargli amare la letteratura, tornerei a scuola domani. Ma tutto il contorno non lo voglio più accettare.

1 Maggio, 2008

Ricordare il passato

Ieri ho avuto la fortuna di ascoltare Radio France Inter tra le 17 alle 18. Fino alle 17,45 è andata in onda un’intervista con Fabrice D’Almeida, storico, direttore dell’Institut d’histoire du temps présent. L’intervista è stata splendida e credo che chiunque, ascoltandola, avrebbe desiderato diventare storico di professione. Io, che ho sempre amato la storia, ho sentito il bisogno di tornare a studiare, a leggere, a capire gli avvenimenti passati che ci hanno portato al momento attuale.

Di seguito, la terza parte dei festeggiamenti per il compleanno numero 110, il 7 dicembre 2007, di Lazare Ponticelli (di cui si può leggere una biografia più completa in francese). Ponticelli, morto lo scorso mese di marzo, è stato l’ultimo sopravvissuto tra coloro che hanno combattuto nella prima guerra mondiale. Ascoltare la sua voce, vecchissima ma straordinariamente lucida, che rievoca gli avvenimenti della guerra, è stato per me emozionante, e al tempo stesso mi ha fatto capire quanto sia importante conservare la memoria di quello che è stato.

Grazie dunque a France Inter che ha reso possibile ascoltare di nuovo questa incredibile testimonianza. Solo per sette giorni, però.

Un po’ di pubblicità

Archiviato in: Educazione, Lavoro, Vita quotidiana — mario @ 9:33 pm
Tags: , ,

Sono tra i soci fondatori di un’associazione senza scopo di lucro che si chiama Equatore Onlus e ha sede a Brescia. Visto che si avvicinano le scadenze fiscali, mi permetto di fare un po’ di pubblicità chiedendo a chi ha la pazienza di leggere i miei post di prendere in considerazione l’idea di destinare il cinque per mille delle proprie imposte all’associazione di cui faccio parte.

Se poi chi legge non ha voglia di andare a vedere il sito, il codice fiscale da indicare nel riquadro apposito è 02509210981. Grazie a tutti.

26 Aprile, 2008

Una festa svenduta

Archiviato in: Educazione, Politica, Vita quotidiana — mario @ 9:03 pm
Tags: , , ,

Ieri era il 25 aprile, una festa sempre più criticata. Da anni si dice che è una festa di sinistra, che contribuisce alla divisione degli italiani, che andrebbe abolita (lo sostiene per esempio il senatore Gustavo Selva, quello che usò un’ambulanza per andare a farsi intervistare in TV, si dimise e poi ritirò le dimissioni). In realtà il 25 aprile è la vera festa nazionale italiana, molto più del 2 giugno, che senza il 25 aprile non sarebbe esistito.

Ieri, 25 aprile, il supermercato Bennet vicino a casa mia era aperto, e sarà aperto anche il primo maggio, giornata del lavoro. A me sembra incredibile che uno possa sentire il bisogno di visitare un centro commerciale il 25 aprile, il primo maggio, o un giorno qualunque di quelli che siamo abituati a considerare come giorni di vacanza. Questa trasformazione del centro commerciale nel centro della nostra vita secondo me sta alla base del crollo di tutti i valori che fino a qualche anno fa erano fondamentali, sostituiti dal comprare, unico metro di misura del nostro mondo.

Sarebbe istruttiva una puntata fuori dai confini italiani, dove è improponibile anche solo pensare di aprire i negozi nei giorni in cui normalmente i negozi dovrebbero rimanere chiusi.

Pagina Successiva »

Blog su WordPress.com.