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Scelta ecologica

Domenica di giugno, fa caldo. Decidiamo di andare a Como ma, per non rischiare di trovare troppo traffico, pensiamo di prendere il treno, LeNord. Andiamo in macchina fino a Grandate e la lasciamo in un enorme parcheggio che, durante la settimana, è a pagamento.

Alla biglietteria scopriamo che andata e ritorno per Como (circa cinque chilometri) per quattro persone, tra cui un bambino di sette anni, costa 10,35 euro, molto più di quanto costerebbe andare in macchina e pagare un parcheggio. Non ci sono biglietti famiglia, non c’è nessuna riduzione.

Il treno è in ritardo, cinque minuti, e quando arriva è un treno vecchio di trent’anni, senza aria condizionata, strapieno di gente in piedi dall’aria stravolta. Ci consoliamo pensando che dobbiamo restarci solo qualche minuto, ma sono minuti non esattamente piacevoli.

Il ritorno non è migliore. Il treno è lunghissimo, ma, come notiamo per fortuna prima di salire, è diviso in due parti. La prima, un treno vecchio, gemello di quello che abbiamo trovato all’andata, è quella su cui dobbiamo salire noi, la seconda, moderna e climatizzata, parte mezzora dopo. Di nuovo, il treno è strapieno, si sta in piedi sballottati tra la gente e si suda abbondantemente.

La prossima volta andiamo in macchina.

Non ho capito la domanda

Con un comunicato stampa, Palazzo Chigi non ha risposto alle dieci domande preparate da Repubblica su tutte le incongruenze emerse dall’affaire Noemi Letizia. Al di là del merito e del fatto che Gianni Letta si era impegnato a fornire le risposte richieste, vorrei notare alcune particolarità linguistiche del comunicato.

“Invidia e odio nei confronti di un presidente del Consiglio che ha raggiunto il massimo storico della fiducia dei cittadini”. Qualunque studente di psicologia del primo anno sa che chiunque tende a proiettare sugli altri i propri comportamenti e la propria visione del mondo. Quindi è papi che è invidioso di qualcuno e odia qualcuno, probabilmente qualcuno che ha raggiunto indici di gradimento più alti del suo 75%. Chi sarà? Soprattutto, papi crede che tutti siano invidiosi di lui, ma come si può essere invidiosi di un settantenne sputtanato pubblicamente dalla moglie?

“Campagna denigratoria che la Repubblica e il suo editore stanno conducendo da giorni contro il presidente Berlusconi”. Papi avrebbe un modo semplicissimo per far cessare la cosiddetta campagna denigratoria: dire la verità. Ma non lo fa, nascondendosi dietro un pretesto che vedremo dopo. Notare anche “la Repubblica e il suo editore”. Per lo stesso principio di cui sopra, evidentemente nei giornali di papi è l’editore, cioè lui, che decide la linea editoriale, quello che si deve pubblicare, chi si deve colpire. Non male per uno che si è autodefinito come l’editore più liberale di tutti i tempi.

“Attacchi di così basso livello, in vista delle prossime elezioni europee e amministrative”. Ovvio, gli scandali, come le denunce, arrivano sempre a orologeria, secondo papi. Tutta colpa della signora Lario, che ha scelto proprio questo momento, sobillata dai signori della sinistra.

“Strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende esclusivamente private a fini di lotta politica”. Alzi la mano chi non ha ricevuto, anni fa, il fascicolo “Una storia italiana”, con l’agiografia di papi che metteva in piazza tutta la sua vita pubblica a fini di lotta politica. E che cosa dire degli inserti “Berlusconi tale e quale” regalati da Libero? Dire che si dovrebbe rispettare la sua privacy è un pretesto, dopo lo scempio che ne ha fatto lui stesso.

Qui il punto non è tanto se papi abbia o no rapporti con le minorenni. Il punto è se papi stia mentendo o no. Se è sincero, risponda alle domande di Repubblica e dei giornalisti che fanno il loro dovere e non parli solo nei salotti in cui non c’è contraddittorio. Se non lo è, su quante altre cose avrà mentito agli italiani?

Di tutti i commenti che ho letto sugli sproloqui berlusconiani, quello che più mi è piaciuto è questo:

Berlusconi è contrario ad una società multietnica. Per fortuna i primi compagni di culla di mia figlia al reparto maternità di Treviso sono stati un bimbo africano, una bimba indiana (l’unica con più capelli di Beatrice), un bimbo cinese, un bimbo rumeno (enorme) ed una bimba albanese. Io sono profondamente schifato dal presidente del consiglio italiano. Egli non gode della mia stima, non gode della mia simpatia e per lui provo vergogna, rabbia e profondo disprezzo. Mi consola il fatto che, tra qualche decennio, Berlusconi sarà finalmente deceduto mentre l’Italia che lo vogliate o meno sarà in mano a quei bimbi adulti che dividevano il reparto con mia figlia. E che davvero sono invincibili, belli, teneri e multietnici. E Berlusconi, per fortuna, non ci può fare proprio niente.

Viene da un blog che si chiama Filter Tips e mi piace perché guarda al futuro e non al passato, come fanno invece i vecchi (fuori e dentro) che ci governano.

E anche Internet sarà vietato.

Ma questo dove crede di essere, in Corea del Nord?

Se questo è un uomo

Prima dice che starà zitto, e domenica sera il TG5, fedele alla linea, non cita nemmeno la notizia nei titoli di testa.

Poi, forse consigliato, si rende conto che lei gli ruberebbe la scena, quindi parla con i direttori del Corriere della Sera e La Stampa.

Poi riceve la tirata d’orecchie di Avvenire e pensa che non può perdere i voti dei cattolici. Chiama Bruno Vespa e si fa riservare la serata, disdice un appuntamento già preso con il presidente della Repubblica e va a imbonire per l’ennesima volta il suo pubblico. Titolo del programma: “Adesso parlo io”, come se in questi quindici anni avesse una volta approfittato di un’occasione per stare zitto.

Il tono del contrattacco è sempre lo stesso: menzogne, la sinistra, i giornali, tutti ce l’hanno con me, io sono un uomo di specchiata onestà. Il TG5 fa come al solito la grancassa del capo e spara la notizia al primo posto. Di cosa si parla, verrebbe da chiedere, dato che due giorni fa non avete dato la notizia del divorzio?

Nel frattempo la ormai ex moglie, che in questi anni ha subito le battute sulla sua presunta relazione con Massimo Cacciari, che ha sentito suo marito dire di avere fatto la corte al primo ministro finlandese, che l’ha visto in copertina con cinque ragazze (per dire solo di alcune occasioni pubbliche), è diventata la colpevole, che deve chiedere scusa per non avere capito che in fondo lui non fa che sacrificarsi per il bene del paese.

Se neanche questo serve ad aprire gli occhi agli italiani, siamo davvero un paese senza speranze.

Siamo amici di una coppia di senegalesi, venuti in Italia otto anni fa per lavorare. Quando decisero di tentare la fortuna, lasciarono in Senegal il loro unico figlio, che allora aveva due anni.

Arrivati in Italia, riuscirono a sistemarsi. Ebbero un altro figlio, che ha ora sette anni, trovarono lavoro e una casa. Due anni fa decisero che era arrivato il momento di riunire la famiglia e iniziarono le pratiche per il ricongiungimento. Hanno dovuto dimostrare di avere un reddito sufficiente a mantenerli tutti e quattro, di avere una casa abbastanza grande. Hanno dovuto ripetere la domanda per decorrenza dei termini, non per colpa loro ma per lungaggini burocratiche.

Il figlio maggiore è arrivato oggi. Indipendentemente dai governi, dalle leggi, dalla destra e dalla sinistra, è vergognoso che due genitori debbano affrontare due anni di burocrazia per tornare insieme a un figlio. Mi piacerebbe che qualcuno se ne assumesse la responsabilità e si scusasse personalmente con tutta la famiglia, ma so che non succederà.

Due donne

Ho letto recentemente due romanzi scritti da donne e che parlano di donne. Uno è il celebratissimo L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery, l’altro è Rossovermiglio, di Benedetta Cibrario. Il primo è stato un caso editoriale, prima in Francia poi anche in Italia; il secondo, nonostante la vittoria nel premio Campiello, è stato certamente meno fortunato quanto a successo.

Eppure, dopo averli letti, ho avuto l’impressione dell’ennesima ingiustizia, di un premio del pubblico dato all’opera più banale e meno sorprendente. La protagonista dell’Eleganza del riccio, Renée Michel, è una portinaia con l’hobby della filosofia, dell’arte, del cinema; non si sa perché, se ne vergogna e preferisce fingere di essere una donna ignorante, che però guarda in segreto dall’alto in basso tutti i ricchi abitanti del suo palazzo. Unici a sfuggire al suo disprezzo un nuovo inquilino giapponese, guarda caso omonimo del suo regista preferito, e una dodicenne, figlia di un ministro, che ha deciso di suicidarsi e scrive un inverosimile diario con un tono che non sarebbe dispiaciuto a Sartre.

La protagonista di Rossovermiglio, di cui non conosciamo il nome, è una donna nata all’inizio del Novecento in una ricca e nobile famiglia piemontese, sposata giovanissima per decisione del padre, che volta le spalle alla sua vita e cerca di costruirsene un’altra, inseguendo l’amore di un uomo che alla fine si rivelerà un semplice avventuriero senza troppi scrupoli. Il tutto si svolge tra colpi di scena, sentimenti e opinioni contrastanti, incertezze, fino al disvelamento finale.

Da una parte, quindi, gli stereotipi di un personaggio che vorrebbe proprio combattere gli stereotipi, rappresentati dai ricchi condomini, tutti visti come altrettante macchiette. Dall’altra una donna che percepiamo viva e vera, capace di ricredersi e di riconsiderare le decisioni della sua vita, senza mai incasellare niente e nessuno.

L’eleganza del riccio mi è sembrato un romanzo snob in cui gli eletti si riconoscono a colpo d’occhio e disdegnano gli atri, i poveretti che non si eleveranno mai alla loro altezza, in un crescendo di comicità involontaria che tocca il vertice quando Renée, invitata a cena dall’amico giapponese, va in bagno e tira lo sciacquone, facendo partire il Confutatis di Mozart. La protagonista di Rossovermiglio se ne sarebbe andata scuotendo la testa, Renée rimane incantata dalla trovata. La differenza è tutta qui.

Il leader e il suo popolo

Cito dal discorso finale di Silvio Berlusconi al congresso del Popolo della libertà:

Con le elezioni europee dobbiamo eleggere al Parlamento Europeo delle persone preparate e motivate, delle persone che siano pronte ad impegnarsi ogni giorno nei lavori dell’aula e delle commissioni, anche per difendere gli interessi del nostro Paese.
Puntiamo a diventare il primo partito del gruppo Popolare al Parlamento Europeo. Possiamo riuscirci, per contare di più, perché la voce dell’Italia sia più forte.
Per questo non ho esitazioni a impegnarmi direttamente, come credo un leader debba avere il coraggio di fare. Una bandiera? Sì, una bandiera dietro la quale ogni vero leader chiama a raccolta il suo popolo. Sarebbe bello che anche il leader dell’opposizione, se esistesse un leader, facesse altrettanto.

Persone pronte a impegnarsi ogni giorno, dice. E, tre righe dopo, dice che si candiderà, come se chi lo vota potesse aspettarsi che poi lui sarà presente a Strasburgo.

Ogni popolo ha il leader che si merita.

La lezione di un maestro

Se avessi una qualsiasi posizione di responsabilità nella scuola, se avessi il potere di decidere qualcosa, renderei obbligatoria la visione in tutte le classi, almeno dalla seconda media in poi, dell’intervento di Roberto Saviano ieri sera su RaiTre. Con una lucidità e una precisione straordinarie, Saviano ha analizzato il modo in cui i giornali campani trattano i fatti legati alla camorra, sezionando i titoli, discutendo ogni parola. È stato un esempio splendido di come le parole siano pesanti, di come possano spingere migliaia, milioni di persone ad avere una certa idea su un argomento, di come possano influenzare la vita stessa.

Ricordo quando i miei alunni mi chiedevano a che cosa servisse fare l’analisi stilistica dei brani letterari che proponevo nel corso dell’anno. Rispondevo sempre che allenarsi su una poesia o un racconto serve soprattutto ad affrontare la mole delle informazioni che ogni giorno ci investe, a distinguere il valore e il significato di un articolo, un libro, un film, una pubblicità.

Vorrei ringraziare Saviano perché mi ha fatto capire una volta di più il grande valore delle parole e l’importanza di capirle per poterle usare in modo da migliorare il mondo che ci circonda.

Da vedere

Non guardo molto la televisione e non ho mai segnalato nessun programma. Questa volta però faccio un’eccezione, perché credo che valga la pena di seguire con attenzione l’intervista di Fabio Fazio a Roberto Saviano che andrà in onda domani, 25 marzo, alle 21.10 su RaiTre.
Io la guarderò di sicuro.

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