Domenica di ottobre in una scuola materna, festa d’autunno con castagne e frittelle.
Un bambino trova per terra una pallina, la raccoglie e comincia a girare chiedendo ad altri bambini se la palla sia loro. Uno dice di no, ma allunga la mano e la prende. Una mamma, non quella del bambino che ha preso la palla, interviene facendo notare che la palla non è sua. Il bambino risponde che tanto non era nemmeno del primo. La scena si ripete altre volte, senza che i genitori intervengano per richiamare i propri figli.
Altra parte della scuola. Una mamma sorveglia un gioco in cui bisogna pagare un euro per poter tirare a canestro e poi vincere un giochino (un pretesto per finanziare la scuola). Alcuni bambini arrivano e prendono un gioco ciascuno senza pagare. La mamma addetta prova a reagire; interviene un’altra mamma che fa notare che si tratta di un furto. I bambini rimettono giù i giochi ma poco dopo tornano alla carica e se li riprendono. Anche qui, nessun genitore interviene.
Fare l’educatore è difficile, ancora di più se i messaggi che arrivano dalle famiglie vanno tutti nella stessa direzione: fatti furbo e, se puoi, frega gli altri. È il mestiere più ingrato, sottovalutato e malpagato del mondo, per lo meno in Italia.
E poi: facile sparare sui politici e addossare a loro tutte le colpe, come se gli elettori fossero puri e immacolati. Sono convinto che noi italiani eleggiamo dei delinquenti perché, in fondo, è proprio così che vorremmo essere tutti quanti.
Le regole valgono quando sono corrette. È naturale infrangerle quando non le sono. La palla era di tutti. È normale che tutti ci giochino. I bambini hanno la fortuna di vivere in un mondo (apparentemente) senza denaro. Togliere la palla ad un bambino perché all’adulto non appare di sua proprietà, non è così formativo.
La stessa cosa per i giochini da un euro. Forse era più naturale far pagare un euro d’ingresso e lasciare i bambini liberi di fare canestro, senza ticket, senza IVA, senza ritenuta d’acconto.
Forse non sono i bambini a sbagliare. Forse sono gli adulti ad avere il paraocchi.
Ciao
Punto di vista interessante. Però spostiamo in avanti il momento in cui i bambini si dovranno rendere conto che esistono delle regole.
E comunque non si trattava di giocare con la palla: il bambino in questione se l’è messa via e se n’è andato.