Stamattina in quarta qualcuno ha buttato lì una frase sulle dimissioni di Prodi e del suo governo e ne è nata una discussione abbastanza interessante. Al di là delle convinzioni personali, è venuto fuori che quasi nessuno dei ragazzi si interessa di politica e quasi nessuno ha idee che non derivino dal sentito dire o da qualche slogan. Fanno fatica addirittura a distinguere la destra dalla sinistra.

Ho dovuto ammettere che è colpa nostra, degli adulti. I ragazzi nati dopo il 1980 (ma anche prima) hanno visto una politica in cui tutti i partiti tradizionali scomparivano uno per volta, portandosi via i loro nomi, che, nel bene e nel male, li definivano, parlavano di loro (Democrazia cristiana, Partito comunista, Partito liberale e così via). Al loro posto hanno trovato non una politica nuova e più pulita, ma dei comitati d’affari, deputati e senatori che cambiano schieramento secondo convenienza, partiti con nomi che non significano niente (Forza Italia, Margherita, Italia dei Valori: sono di destra o di sinistra?). Come si fa ad appassionarsi a una cosa così?

La conseguenza di tutto questo è che ai ragazzi non importa niente della politica, che il presidente della Repubblica ha 82 anni, il presidente del Consiglio quasi 70, il leader dell’opposizione 70; il presidente della Camera è stato operato alla prostata, il ministro dell’Interno è malato di cuore. Soprattutto, il governo è caduto ieri grazie anche all’astensione di un senatore che faceva già parte del governo nel 1947. Sessant’anni fa.

Intanto, in Gran Bretagna, se si votasse oggi il primo ministro sarebbe un quarantenne e i partiti hanno nomi normali, non floreali o da stadio.

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