Domenica scorsa, giornata bellissima, siamo andati a fare un giro in macchina e siamo passati da Como. Nella zona in cui si tiene il mercato c’era una specie di raduno di vecchie auto, soprattutto Citroën Dyane e 2CV, ma anche un paio di Renault 4 e di pulmini Volkswagen. La mia prima macchina è stata una Dyane, la prima macchina di mia moglie è stata una Dyane, quindi non potevamo non fermarci. Abbiamo gironzolato un po’ scattando qualche foto.
Mentre ce ne stavamo andando ho notato un foglio attaccato al vetro di un’auto: non si trattava di un raduno, come avevamo pensato, ma di una manifestazione di protesta contro una normativa regionale che da ottobre 2007 proibirà la circolazione alle vetture che non siano almeno immatricolate seguendo la direttiva Euro1.
Ci è sembrato incredibile, non il divieto ma la protesta. Per la maggior parte i presenti erano giovani, sicuramente avevano meno di trent’anni, e il loro abbigliamento e la musica che ascoltavano li facevano considerare “alternativi”, nel senso che comunemente si dà al termine. Come si fa a essere giovani e restare ancorati a una cultura e a valori che appartengono ai genitori? Questa identificazione con la cultura della generazione precedente mi lascia perplesso: mi sembra impensabile, per esempio, che un giovane della mia generazione potesse, negli anni ottanta, essere un fan di Claudio Villa e Nilla Pizzi.
Ma, a prescindere da questi discorsi, che rischiano di lasciare il tempo che trovano, quello che davvero ci ha lasciato perplessi è la mancanza totale di realismo di questi ragazzi. Viviamo in un mondo che ogni giorno di più rischia di soffocare. Basta cercare informazioni per trovare tabelle come questa, che spiegano chiaramente che la produzione di sostanze nocive di un’automobile Euro4 è da 30 a 50 volte minore rispetto a quella di una Dyane. Oltretutto, leggendo bene la normativa della Regione Lombardia, si scopre che quel tipo di auto potrà ancora circolare: non potrà però entrare nei centri urbani, che già sono sufficientemente devastati dall’inquinamento.
E il bello è che quei ragazzi sono certamente ecologisti, gente che manifesta e protesta contro gli inceneritori, le centrali nucleari, la TAV e tutto il resto. È vero, come diceva il volantino che propagandava la manifestazione, che non sono certo le poche Dyane rimaste in circolazione a costituire il principale pericolo per la nostra atmosfera, ma è anche vero che chiunque guidi una macchina del genere dovrebbe rendersi conto che ogni volta che accende il motore è come se si mettessero in moto cinquanta Yaris (la prima che mi è venuta in mente).
Alla fine si torna sempre allo stesso punto: non ci si ferma a pensare sulle cose, ma si prende posizione secondo i propri interessi. L’aeroporto serve, ma non vicino a casa mia. Va bene la discarica, ma lontano da me. Bisogna proteggere l’ambiente, ma io voglio continuare a guidare la 2CV perché fa tanto fricchettone. E via così, secondo l’italica usanza del proprio interesse e del disprezzo totale di quello che potrebbe servire agli altri. Rischio di generalizzare, ma è lo stesso discorso di chi posteggia in seconda fila per prendere il caffè, tanto sono solo due minuti, o di chi butta per terra il biglietto del tram, tanto è solo uno.
Riuscissimo a renderci conto che ogni nostro singolo atto contribuisce all’equilibrio del mondo ci comporteremmo in modo diverso. E il mondo, l’Italia, la nostra città, sarebbe un luogo più vivibile.

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