La settimana scorsa sono stato qualche giorno a Parigi con tutta la famiglia. Alloggiavamo in un hotel in periferia, comodo perché vicino alla metropolitana e pulitissimo, ma la stanza era davvero piccola e non c’era nemmeno un armadio.
In compenso c’era il wi-fi, gratuito. Io avevo portato il MacBook, che pensavo di far usare ai figli in macchina per stemperare un po’ la lunghezza del viaggio. Mi sono ritrovato così a usarlo anche a Parigi: ho controllato la posta, ho mandato SMS gratis via Internet, la sera spedivamo via e-mail le foto della giornata e telefonavamo a casa a costo quasi zero usando Skype. Bello, bellissimo, e comodo.
Rimane però una sensazione di fondo, quella che in un mondo in cui le distanze si stanno riducendo così rapidamente anche viaggiare non sia più la stessa cosa. Fino a pochi anni fa viaggiare significava staccare la spina, non essere raggiungibili, trovare di tanto in tanto un telefono pubblico e chiamare casa per dire che andava tutto bene, poi dopo un minuto cadeva la linea e non se ne riparlava più per qualche giorno.
Poi il cellulare, che arriva dappertutto, e se lo tieni spento ti dicono anche “ma come, e io ero preoccupato e cercavo di chiamarti!”. Adesso il computer, l’e-mail e Skype e chissà cos’altro ancora inventeranno.
La prossima volta ci toccherà andare al Polo Sud per sperare di stare tranquilli per qualche giorno.

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