Bellissimo, l’adattamento di Molto rumore per nulla messo in scena da Quelli di Grock al Teatro Leonardo di Milano. Stamattina abbiamo riempito il teatro con più di quattrocento studenti, nove pullman, e, come sempre quando proponiamo Shakespeare, è stato un successo.
Merito dei ragazzi, impeccabili nel comportamento, degli attori, bravissimi e coinvolgenti, della splendida (secondo me) traduzione di Valeria Cavalli, che ha saputo “localizzare” Shakespeare mantenendone però lo spirito.
Il merito, però, è soprattutto del grande William. La commedia che abbiamo visto stamattina basta da sola a spiegare la differenza tra letteratura di consumo e commerciale (penso al solito Moccia, che però è solo la punta dell’iceberg) e la grande letteratura. All’uscita dal teatro ho sentito un ragazzo che diceva: “Pensavo di rompermi le palle e invece è stato bellissimo!”. Anche nelle opere cosiddette minori Shakespeare è grande: ci sono l’amore, la morte, la vita, i desideri, la gioia, la musica, il ballo, le battute, i doppi sensi, la volgarità e la poesia sublime, tutto mescolato in un modo che riesce sempre a sorprendere sia il lettore che lo spettatore.
E non bisogna credere alle parole dei registi, Valeria Cavalli e Claudio Intropido, quando dicono di avere accantonato “ogni pretesa filologica che ci sarebbe sembrata mera presunzione”. Sono troppo modesti: la loro versione di Molto rumore per nulla è fedelissima allo spirito e alla forma del teatro elisabettiano.
Altri nomi da segnare nell’agenda e da seguire alle prossime occasioni. L’anno prossimo toccherà a La bisbetica domata.

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