Durante le vacanze siamo andati a visitare Ravenna. Prima di arrivare in città abbiamo sostato alla basilica di S. Apollinare in Classe. Comodissima da raggiungere e ben segnalata, ha parcheggi in abbondanza. Peccato solo che per passare dal parcheggio alla basilica sia necessario attraversare il cortile dell’hotel-ristorante-bar Classensis, con annessa vendita di souvenir. Peccato anche che l’hotel-ristorante-bar sia costruito in mattoni uguali a quelli della basilica, dalla quale dista solo pochi metri, tanto che da lontano si potrebbe quasi pensare che si tratti di un suo prolungamento. Mi piacerebbe sapere chi ha dato il permesso di costruire proprio lì e proprio in quel modo.

Arrivati alla basilica, scopriamo che è proprietà dello Stato, come altri siti importanti di Ravenna (il Mausoleo di Teodorico, per esempio), e che per entrare occorre pagare tre euro (otto se si vuole acquistare un biglietto cumulativo che vale anche per gli altri siti). Pazienza anche qui, è strano pagare per visitare una chiesa, ma la basilica varrebbe il biglietto. Quello che però è inaccettabile è che nella basilica non ci sia uno straccio di indicazione relativa agli autori delle opere d’arte, al periodo, alle vicissitudini storiche del posto (le basi delle colonne, per esempio, sono un’aggiunta molto più tarda). Se si vuole sapere qualcosa di più bisogna fare qualche altro metro e comprare una delle tante guide turistiche in vendita nello shop annesso (non quello del ristorante, quello vende solo souvenir).

Non parliamo poi delle condizioni igieniche dei bagni che si trovano accanto al parcheggio.

Insomma, uno pagherebbe volentieri se vedesse poi che i soldi vengono spesi per migliorare l’esperienza di visita. L’ingresso al Louvre, per fare un esempio, costa nove euro, ma si viene ampiamente ripagati, oltre che dall’abbondanza di opere d’arte, anche dalla ricchezza della documentazione, ovviamente in diverse lingue. Di fronte a questo anche tre euro diventano una cifra esorbitante, che lascia la sgradevole sensazione, così frequente, che lo scopo primario dello Stato sia quello di lucrare ovunque sia possibile senza fornire niente in cambio. Sa un po’ di presa in giro.

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