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Ieri sera, come molti, ho assistito allo spettacolo di Roberto Benigni su RaiUno. È stata una delle rare occasioni in cui ho pensato che sia giusto pagare il canone Rai, ed è un peccato che siano così rare.

Non sono un dantista, quindi non mi addentro nella polemica sulla banalizzazione di Dante da parte di Benigni iniziata da Vittorio Sermonti, che della lettura di Dante in pubblico ha fatto una delle sue attività principali, e con grande successo. La critica si è divisa: da destra si attacca, da sinistra si incensa. Aldo Grasso, sul Corriere della Sera, sembra più equilibrato.

A me sembra che Benigni abbia comunque reso un grande servizio a Dante e alla cultura in generale. Ovviamente da lui non ci si può aspettare un commento filologico, né un discorso critico in senso stretto. Ma la sua capacità di far vedere il lato umano di un poeta, di far cogliere le sue emozioni facendoci capire che, dopo settecento anni, gli uomini provano sempre le stesse cose, è stata straordinaria. Benigni sarebbe stato un grandissimo insegnante, proprio perché è ricchissimo in quello in cui noi insegnanti siamo così poveri, cioè la capacità di coinvolgere i nostri alunni, di farli pendere dalle nostre labbra mentre facciamo rivivere un autore per loro.

Dopo il liceo molti studenti non vogliono più sentir parlare di Dante. Dopo una serata come quella di ieri a qualcuno verrà la voglia di riprendere in mano la Divina Commedia. È facile capire chi rende il servizio migliore alla cultura. Per l’analisi critica e filologica c’è sempre tempo, per godersi la grande poesia no.

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