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Tra i vari regali di Natale c’era anche il Dvd del film Hairspray, che ci siamo guardati tutti insieme qualche sera fa. Il film, per chi non lo sapesse, è un musical ambientato a Baltimora nel 1962, in piena segregazione razziale. John Travolta, travestito da donna e decisamente sovrappeso, e sua figlia, altrettanto grassa ma ottima ballerina, riusciranno, nel loro ambito, a dare una spallata decisiva alla segregazione tra bianchi e neri.

Mi ha molto colpito una reazione di mio figlio, che ha sei anni: non c’è stato verso di fargli capire il motivo per cui bianchi e neri non potevano ballare e cantare insieme, né tantomeno fidanzarsi. È un concetto per lui incomprensibile, abituato com’è a vivere in una famiglia multietnica (e in un mondo multietnico).

Dal 1962 sono passati 45 anni, un’inezia dal punto di vista storico. Eppure per un bambino di oggi la segregazione razziale è tanto incomprensibile quanto era naturale per un bambino di allora. Mi sembra un motivo validissimo per guardare al futuro con ottimismo invece di dire sempre che “ai miei tempi si stava meglio”.

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