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Il sito del mensile americano The Believer ha pubblicato una bellissima intervista di Jonathan Lethem a Paul Auster, da scrittore a scrittore, anche se tra i due il più famoso è sicuramente Auster (di cui basterebbe ricordare la Trilogia di New York). L’intervista è ovviamente in inglese ed è anche piuttosto lunga, ma vale sicuramente la pena di leggerla. Ne riporto solo due brevissime citazioni (la traduzione è mia).

Parlando di come, nonostante le innovazioni tecnologiche, l’uomo sia fondamentalmente rimasto lo stesso nel corso dei secoli, Auster ricorda un suo viaggio in Israele.

Visitammo la città di Qumran, dove furono scoperti i rotoli del Mar Morto. C’è un museo straordinario che contiene i rotoli e altri oggetti trovati nella grotta e intorno al sito. Questi oggetti sono affascinanti perché ci sono piatti che potresti comprare oggi in un negozio, con gli stessi motivi, lo stesso design, oppure cestini che un qualunque francese o italiano userebbe per andare al mercato oggi. E ho avuto una rivelazione improvvisa a proposito della straordinaria uguaglianza della vita umana attraverso le epoche. Ecco perché possiamo leggere Omero e Sofocle e Shakespeare e avere la sensazione di leggere qualcosa che parla di noi.

È quello che ho detto per anni ai miei alunni parlando dei grandi scrittori, e sono davvero contento di trovare un testimone a favore così importante.

La seconda citazione è un’osservazione di Auster a proposito del periodo della sua vita in cui abbandonò per un po’ la scrittura per dedicarsi al cinema. Dice Auster:

È raro che una persona abbia la possibilità, a un’età piuttosto avanzata — sto parlando di quando avevo circa quarantacinque anni — di imparare qualcosa di nuovo. Di essere coinvolto in qualcosa che non ha mai provato a fare prima.

In un certo senso, è quello che sta capitando anche a me.

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