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Molte delle persone con cui parlo si stupiscono del fatto che io percorra 1.300 km ogni fine settimana per tornare a casa (lavoro alla Commissione europea, a Lussemburgo, ma la mia famiglia è ancora in Italia). Probabilmente prima di farlo me ne sarei stupito anch’io, ma adesso vedo le cose da un altro punto di vista.

In un certo senso, è quasi un’esperienza zen. Il tempo si dilata, le prospettive cambiano. Quando torno, il venerdì, arrivato a Basilea penso che ho poco più di tre ore di strada davanti a me, e mi sembra che non manchi molto. Mentre guido accendo il lettore Cd e riscopro dischi che avevo quasi dimenticato, ascolto la radio e mi esercito un po’ in francese (il tedesco è più ostico, e poi in Svizzera domina lo Schwyzerduetsch, che è quasi un’altra lingua). Oppure spengo tutto, mi concentro sulla strada, penso a voce alta, rifletto, medito. Sette ore passano tutto sommato abbastanza velocemente.

Provare per credere.

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