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Ieri era il 25 aprile, una festa sempre più criticata. Da anni si dice che è una festa di sinistra, che contribuisce alla divisione degli italiani, che andrebbe abolita (lo sostiene per esempio il senatore Gustavo Selva, quello che usò un’ambulanza per andare a farsi intervistare in TV, si dimise e poi ritirò le dimissioni). In realtà il 25 aprile è la vera festa nazionale italiana, molto più del 2 giugno, che senza il 25 aprile non sarebbe esistito.

Ieri, 25 aprile, il supermercato Bennet vicino a casa mia era aperto, e sarà aperto anche il primo maggio, giornata del lavoro. A me sembra incredibile che uno possa sentire il bisogno di visitare un centro commerciale il 25 aprile, il primo maggio, o un giorno qualunque di quelli che siamo abituati a considerare come giorni di vacanza. Questa trasformazione del centro commerciale nel centro della nostra vita secondo me sta alla base del crollo di tutti i valori che fino a qualche anno fa erano fondamentali, sostituiti dal comprare, unico metro di misura del nostro mondo.

Sarebbe istruttiva una puntata fuori dai confini italiani, dove è improponibile anche solo pensare di aprire i negozi nei giorni in cui normalmente i negozi dovrebbero rimanere chiusi.

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