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Mia figlia ha iniziato quest’anno a frequentare il liceo scientifico in un istituto a pochi chilometri da casa. Per arrivarci deve usare un bus di linea gestito da Ferrovie Nord Milano Autoservizi. All’inizio di luglio, subito dopo la conferma dell’iscrizione, è andata a richiedere il tesserino per l’abbonamento presso un’edicola che fa anche da rivendita biglietti. Verso la fine di agosto siamo andati a ritirare il tesserino.

“No, non è ancora arrivato”, dice l’edicolante. “Di solito ci vogliono almeno due mesi.”
“Due mesi? Vabbe’; senta, ce l’ha un orario del bus?”
Faccia sorpresa, come se gli avessimo chiesto se aveva della droga da venderci sottobanco:
“No, non ho gli orari perché tanto tra due settimane comincia la scuola e cambiano.”

Lasciamo perdere e usciamo dall’edicola. La scuola comincia l’8 settembre e noi, diligenti, il 7 torniamo all’assalto.

“No, il tesserino non c’è ancora.”
“E allora come si fa a fare l’abbonamento?”
“Può usare la ricevuta della richiesta come se fosse il tesserino.”
“Ah. Ma un orario ce l’ha?”
“No, non me li hanno ancora mandati.”
“E io come faccio a sapere a che ora devo prendere il bus?”
“Bisogna andare alla fermata. Ce n’è una qui dietro l’angolo e una davanti alla palestra.”

A questo punto i miei ventidue lettori sospetteranno (peccat non fallitur qui male cogitat) che alle fermate gli orari non ci fossero. Infatti è proprio così.

Tornati a casa, cerchiamo l’orario su Internet e lo troviamo. La lettura è un esercizio che neanche l’Ulisse di Joyce: ci sono bus solo nei feriali, solo nei festivi, solo nei giorni di scuola, nei feriali ma non di sabato. L’elenco delle fermate è demenziale: alcune valgono solo per le corse pari (e a questo punto uno si accorge che ogni corsa ha un numero), altre valgono solo per le corse che deviano (rispetto a cosa?).

Risultato: dopo tre giorni mia figlia esce di casa e prende il bus ogni mattina, ma alcuni suoi compagni arrivano con un altro bus che ferma a una fermata non indicata sull’orario; il ritorno è impossibile perché le FNMA hanno previsto una sola vettura e nella prima settimana tutti gli studenti escono alla stessa ora, quindi solo che esce di corsa e si precipita sul bus riesce a tornare a casa. Non parliamo poi della frequenza delle corse, che chiunque può vedere sull’orario.

E in questo modo come si può pensare che la gente lasci a casa la macchina e prenda i mezzi pubblici?

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