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Sta facendo un certo scalpore la notizia di un professore condannato per avere detto a un’alunna che sarebbe stata bocciata. L’ex ministro Castelli si chiede se i magistrati della Cassazione abbiano dei figli, il ministro ombra Garavaglia dice che paventare la bocciatura potrebbe anche avere un effetto benefico sull’alunno.

Io credo che bisognerebbe leggere bene la sentenza e considerare tutti gli avvenimenti. Il professore in questione dava ripetizioni private ai suoi stessi alunni, e pare che si facesse anche fare dei regali. Sembra anche che la minaccia di bocciatura sia derivata dal fatto che la mamma dell’alunna si era schierata contro l’insegnante in un’assemblea dei genitori.

Insomma, penso che la parola chiave sia “minaccia”. Minacciare qualcuno di bocciatura è un atto di mobbing, come va di moda dire oggi. Prospettare a un alunno la bocciatura come conseguenza della sua mancanza di impegno è un atto educativo, che io penso di avere compiuto parecchie volte nel corso della mia carriera di insegnante.

Come succede spesso, quando il dito indica la luna si guarda il dito.

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