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L’UAAR, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, sta per lanciare una campagna pubblicitaria sui bus di Genova per propagandare “l’incredulità”, per usare lo stesso termine dei promotori. Per la campagna si è scelta Genova perché è la città di monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.

A parte il problema filosofico dell’indimostrabilità dell’esistenza di Dio, e quindi anche della sua non esistenza (ma Zavattini aveva le idee molto chiare a proposito), a me sembra che la campagna dell’UAAR abbia sbagliato bersaglio. D’altra parte, leggendo la pagina del sito dell’UAAR citata poco sopra, si capisce che l’obiettivo della polemica non è tanto Dio quanto la Chiesa e la sua invadenza nella vita politica e sociale italiana, il che, a voler essere precisi, non è tanto un problema della Chiesa, che fa il suo mestiere, quanto di politici e giornalisti pronti a fare la riverenza ogni volta che parla un vescovo.

Credere o meno in Dio è una faccenda privata e personale. Cosa c’entra con la pubblicità su un bus?

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