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Domenica di giugno, fa caldo. Decidiamo di andare a Como ma, per non rischiare di trovare troppo traffico, pensiamo di prendere il treno, LeNord. Andiamo in macchina fino a Grandate e la lasciamo in un enorme parcheggio che, durante la settimana, è a pagamento.

Alla biglietteria scopriamo che andata e ritorno per Como (circa cinque chilometri) per quattro persone, tra cui un bambino di sette anni, costa 10,35 euro, molto più di quanto costerebbe andare in macchina e pagare un parcheggio. Non ci sono biglietti famiglia, non c’è nessuna riduzione.

Il treno è in ritardo, cinque minuti, e quando arriva è un treno vecchio di trent’anni, senza aria condizionata, strapieno di gente in piedi dall’aria stravolta. Ci consoliamo pensando che dobbiamo restarci solo qualche minuto, ma sono minuti non esattamente piacevoli.

Il ritorno non è migliore. Il treno è lunghissimo, ma, come notiamo per fortuna prima di salire, è diviso in due parti. La prima, un treno vecchio, gemello di quello che abbiamo trovato all’andata, è quella su cui dobbiamo salire noi, la seconda, moderna e climatizzata, parte mezzora dopo. Di nuovo, il treno è strapieno, si sta in piedi sballottati tra la gente e si suda abbondantemente.

La prossima volta andiamo in macchina.

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