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Cres, bar dell’imbarcadero, 8 del mattino. Siamo seduti a fare colazione. Al tavolo di fianco si siede la caricatura del turista da yacht: occhiali da vista tendenti al giallo, polo rosa con collo alzato, orologio pataccoso di plastica arancione, bermuda, ciabatte multicolore tipo Croc’s (anzi, sicuramente Croc’s). Sente che parliamo in italiano e ci rivolge la parola.

“Da dove venite?”
“Da Como. E lei?”
“No, intendevo da dove venite con la barca.”
“Non abbiamo la barca, siamo in un appartamento in paese e siamo venuti a piedi.”
“Ah…”

Poi silenzio, non ci ha più degnato di uno sguardo, lamentandosi con sua moglie del servizio scadente (“Qui non sanno lavorare”), perché ha chiesto un succo di pesca e gliel’hanno portato di pera. Quando ce ne siamo andati mia moglie l’ha salutato augurandogli una buona giornata. Lui ha alzato gli occhi e ha risposto con un grugnito, quasi infastidito. Forse si vergognava a parlare con gente tanto bifolca da non avere neanche una barca.

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