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Credo che sia normale: un avvenimento finisce in prima pagina quando si è appena verificato, poi tende a finire sempre più indietro e a occupare meno spazio nei telegiornali, nei giornali, nei giornali online, nei blog, fino a scomparire del tutto. Succede per eventi importanti e per altri di cui si accorgono solo i cosiddetti “addetti ai lavori”.

Per questo mi sembra importante, e anche incredibile, se rapportato alla stampa italiana, che il sito del New York Times aggiorni quotidianamente una rubrica che si chiama “Names of the Dead“, che riporta i nomi di tutti i soldati americani che ancora oggi muoiono ogni giorno in Afghanistan, in una guerra che doveva finire in pochi giorni e che invece sta durando più di quanto sia durata la seconda guerra mondiale.

Non bastasse questo, il Washington Post pubblica addirittura le foto dei caduti in Iraq e Afghanistan (mentre scrivo sono 4.326 in Iraq e 804 in Afghanistan).

A volte la nostra memoria è davvero troppo corta.

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