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C’è un detto inglese secondo il quale il calcio è uno sport da gentiluomini praticato da bestie, mentre il rugby è uno sport da bestie praticato da gentiluomini. Non so se sia a causa del Sei Nazioni o perché stiamo pensando di iscrivere nostro figlio a una scuola di rugby, ma questa differenza mi torna in mente sempre più spesso, anche quando apparentemente non c’entra molto.

Uno dei punti di maggiore differenza tra i due sport è secondo me il rispetto per l’arbitro, cioè per l’autorità. Nel rugby il rispetto è assoluto ed è vietato anche solo discutere con l’arbitro. Tra le regole per i ragazzini si legge che quando l’arbitro fischia bisogna mettere immediatamente la palla a terra e fermare il gioco, pena l’espulsione temporanea.

Inutile dire che cosa succede nel calcio. Gli arbitri vengono contestati e insultati, sia dai giocatori che dai tifosi, e anche dopo la fine della partita si continuano le polemiche, riguardando le azioni decine di volte, da tutte le angolazioni e a tutte le velocità, dimenticando che l’arbitro vede l’azione una sola volta, a velocità reale e da un solo punto di vista.

Sarà un caso, allora, che in Italia, dove il calcio influenza anche la politica, i giudici siano sempre di parte, gli insegnanti ce l’hanno con i nostri figli, il vigile è bastardo perché ci ha multati, lo Stato è delinquente perché ci fa pagare le tasse?

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