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Un mese fa Apple ha presentato iPad. Da allora è stato un rincorrersi di opinioni e pareri su quello che questo nuovo apparecchio può fare e soprattutto su quello che non può fare. Non ha il multitasking, non ha la porta Usb, non ha questo e quello. Praticamente nessuno di quelli che ne hanno parlato male l’ha provato. Pochi, tra i quali Steven Frank (tradotto da Riccardo Mori), hanno provato a guardare oltre le specifiche e a capire la portata di iPad.

BBEdit è probabilmente il programma di trattamento testi più evoluto in ambito Mac. Viene usato soprattutto da sviluppatori di siti web e programmatori. La lista delle sue funzioni è impressionante e leggendola si capisce come chi lo usi sia un professionista con esigenze neanche immaginabili dal 99% della gente che usa un comune programma di scrittura.

Gli utenti di BBEdit comunicano tra loro anche tramite una mailing list. Bene: in questa mailing list qualcuno ha chiesto se ci sarà mai una versione di BBEdit per iPad, e da lì è nata una discussione in cui emerge che diversi di questi professionisti del testo comprerebbero un iPad se ci girasse BBEdit, o qualcosa di simile (BareBones, produttrice di BBEdit, sviluppa anche TextWrangler, meno potente e gratuito).

Se non basta questo a far capire che iPad non è solo per le nonne che vogliono provare a navigare su Internet, non so cosa può servire.

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