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Premetto: come molti, sono prevenuto nei confronti dell’ex ministro Roberto Castelli. Penso che sia arrogante, che non rispetti nessuno a meno che costui condivida interamente il suo punto di vista, che spesso parli di cose di cui sa ben poco (in fondo è un ingegnere, mica un economista).

Così, quando un collega mi ha invitato a vedere il filmato dell’ennesimo show di Castelli a Ballarò, più o meno sapevo già che cosa aspettarmi. Riassumo: l’economista Michele Boldrin, in collegamento dagli USA, critica i politici presenti in studio, dicendo che hanno parlato per venti minuti senza dire niente di concreto, che Castelli ha detto che solo alcune province andrebbero abolite (ovviamente quelle in cui la Lega non comanda), e altre cose del genere. Castelli si rivolge a Floris e gli chiede, col suo accento inimitabile: “Ma questo qui dove l’ha trovato? Arriva lui dall’America a dirci che cosa dobbiamo fare. C’ha anche l’orecchino…”. Pubblicità.

Il peggio, però, deve ancora venire. Prende la parola Renato Soru, che a suo tempo era anche passato per uno dei possibili leader dell’opposizione. Con tono gentile ed educato sostiene di non aver mai fatto parte della casta e dice a Boldrin che la colpa della disaffezione che i giovani italiani mostrano verso la politica è di quelli come lui, che se ne stanno lontani dall’Italia e sparano sentenze e qualunquismo delegittimando tutta la classe politica.

Ecco come stanno le cose. È sufficiente che qualcuno con un minimo di competenza (basta leggere il curriculum di Boldrin) metta in dubbio le basi stesse su cui poggia il potere di quelli che ci governano (o che vorrebbero farlo) e subito si scatena un fuoco incrociato e bipartisan (come va di moda dire) con cui, con volgarità o educazione, si cerca di delegittimare chi ha mosso le critiche, negandogli qualunque autorità e accusandolo, semplicemente, di evidenziare quello che tutti sanno ma non si può dire.

Siamo messi proprio bene.

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