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Quando ero bambino a settant’anni si era vecchi. “Sai che è morto Tizio?” “Davvero?” “Eh, aveva già settant’anni”. Adesso, che mi avvicino ai cinquanta anch’io, a settant’anni si è ancora arzilli e se si fa politica si è ancora dei giovani, in un certo senso.

Nonostante sia da molto uno dei miei autori di canzoni preferiti, mi ero quasi dimenticato che ieri Francesco Guccini compiva settant’anni. Ho assistito a diversi suoi concerti, l’ultimo poco più di un anno fa, a Varese, e l’ho sempre visto uguale a se stesso, a cantare le sue canzoni senza tempo, come se il tempo, lui, fosse riuscito a fermarlo.

Invece anche lui è arrivato a settant’anni. Non pubblica un nuovo disco da sei, ma ha scritto molto, anche se devo dire di avere letto poco di quello che ha scritto. Mi aspettavo di leggere molti più articoli, ma a quanto pare il carattere stesso di Guccini non invita alle celebrazioni. Tra chi ha ricordato la ricorrenza mi sono piaciuti Massimo Mantellini, Luca Sofri, Toni Jop. Li ringrazio per avermi riportato alla mente canzoni e momenti che troppo spesso tendo a dimenticare.

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