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Qualche sera fa stavo aiutando mia figlia a ripassare storia; argomento: la rivoluzione industriale. Dato che frequenta la Scuola europea, studia storia in inglese, con difficoltà non solo linguistiche ma anche di impostazione e di metodo.

Ieri sera mi faceva notare che all’epoca della costruzione delle prime ferrovie i vagoni del treno si chiamavano “carts”, cioè “carri”, come quelli trainati dai cavalli. Le sembrava strano, poi abbiamo riflettuto. Di fronte a ogni nuova invenzione, soprattutto a quelle che creano una categoria che prima non esisteva, gli uomini sono a corto di parole e di definizioni. Occorre per forza cercare il lessico — ma anche le forme — in qualcosa che si conosce già, in modo che la novità spaventi un po’ meno. Anche le prime automobili assomigliavano a carri, con le ruote grandi e il conducente seduto in mezzo, davanti, come se dovesse spronare dei cavalli che non c’erano. Poi si è capito che la carrozza ferroviaria e l’automobile erano nuovi modi di viaggiare, non evoluzioni di qualcosa che c’era già, le forme sono cambiate e sono arrivati nuovi vocaboli specifici.

Fatte le dovute proporzioni, mi sembra un po’ quello che sta succedendo con l’iPad. Da quando è stato annunciato, ormai circa cinque mesi fa, sono pochi quelli che l’hanno giudicato senza cedere alla tentazione di classificarlo. Si è detto che come tablet fa schifo perché mancano A e B, che come slate fa schifo perché mancano X e Y, e così via. Un po’ come se uno ascoltasse, per esempio, Peter Gabriel e dicesse che per essere rock manca la batteria regolare, che per essere pop mancano le melodie orecchiabili, che per essere world è troppo inglese e quindi fa schifo.

In realtà penso che l’approccio giusto sia di considerare l’iPad (o qualunque invenzione, se è per questo) come un oggetto a sé, da valutare senza pregiudizi e soprattutto senza cercare di inquadrarlo in una categoria, il che significherebbe automaticamente ancorarlo al passato anziché proiettarlo verso il futuro.

Mi piacerebbe sapere che cosa scrivevano i giornalisti dell’epoca quando parlavano dei primi treni o delle prime automobili.

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