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Poesia su L'Aquila

Aquila volarà
Meglio di prima
nonstante
effetto devastante
Aquila gridera
Aquila volara
prima e poi
Finira dolore, macerie
Sole risorgera
Aquila risorgera
Aquila volarà
Meglio di prima
Gridate
Meglio di prima

A L’Aquila è difficile trovare, toccare un muro. Tutto è circondato da recinzioni metalliche per impedire di avvicinarsi ai muri pericolanti. Ed è sulle recinzioni che la gente ha attaccato e attacca foto, poesie, manifesti. L’autore della poesia che ho citato non è italiano, e il testo originale è scritto in arabo, come si può vedere nella foto. Mi ha colpito perché trasforma la tragedia di una città in qualcosa di universale, non limitato a chi ha trascorso tutta la vita a L’Aquila ma anche a chi ci è stato solo per qualche tempo, o magari ci è solo passato per caso.

Quando ci siamo stati noi era un pomeriggio di agosto, caldo e sereno. L’Aquila è una città fantasma, con una sola strada aperta. Non ci vive nessuno, i negozi sono chiusi, difficile anche trovare un bar, un posto in cui mangiare qualcosa. I turisti si muovono in silenzio, guardano, scattano foto. Gli unici rumori sono quelli dei cantieri, degli operai che ingabbiano le case rimaste in piedi, spostano macerie, provano a riportare un po’ di vita in una città morta — e chissà quando ci riusciranno. I militari controllano gli accessi, fermano tutti i veicoli, impediscono l’accesso alla zona rossa, quella che ha subito più danni e che occupa la maggior parte della città.

Chiavi a L'AquilaA un’altra inferriata sono appese migliaia di chiavi che non apriranno mai più nessuna porta. Gli oggetti di uso comune sono quelli che è più facile caricare di simboli. La chiave rappresenta la casa, la sicurezza di aprire una porta per rientrare nel proprio mondo e poi richiuderla per lasciare all’esterno quello che non ci appartiene. La gente di L’Aquila non ha più niente di tutto questo. Tutti sono stati sfollati e trasferiti in casette anonime e provvisorie. Un barista mi ha raccontato di come non si è tenuto conto dei diversi rioni al momento di trasferire i sopravvissuti. E così persone anziane si sono trovate da un giorno all’altro senza casa ma anche senza vicini conosciuti, senza relazioni, senza nessuno con cui scambiare due parole.

Anche loro sono vittime del terremoto.

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