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Quando lavoravo a scuola insegnavo lingua e letteratura inglese in un liceo linguistico. Insegnare letteratura significa insegnare la storia della letteratura e l’analisi dei testi letterari. L’obiezione più frequente che ricevevo dagli alunni era che l’analisi dei testi non serviva a niente e che era un esercizio fine a se stesso, al che rispondevo invariabilmente che non era vero. Imparare ad analizzare un testo letterario, a scoprire i trucchi usati dall’autore per trasmettere un messaggio, significa imparare a scavare anche negli innumerevoli messaggi che riceviamo ogni giorno sotto forma di articoli di giornali, film, telegiornali, programmi televisivi, pubblicità, interviste, dichiarazioni. Significa, alla fine, smascherare chi gioca con le parole e chi dice la verità.

Ho provato a leggere le dichiarazioni dei protagonisti dell’ultimo scandalo che ha coinvolto Berlusconi in modo analitico, per vedere se davvero hanno qualcosa da nascondere. Vediamo.

Berlusconi: “Io sono una persona di cuore e quindi mi occupo dei problemi delle persone.” Si sta riferendo al presunto intervento della presidenza del Consiglio a favore di Ruby, la ragazza di origine marocchina che si trovava in Questura (accusata, tra l’altro, di furto). Dato che non risulta che Berlusconi si muova per tutti gli stranieri fermati in Questura, se ne deduce che conosceva la ragazza e che aveva buoni motivi per intervenire (o fare intervenire qualcuno) per toglierla dai guai.

Sempre Berlusconi: “Ho solo fatto una telefonata per trovare qualcuno che potesse rendersi disponibile all’affidamento per una persona che ci aveva fatto a tutti molta pena e ci aveva raccontato una storia drammatica a cui noi avevamo dato credito. Non mi risulta che qualcuno abbia mai fatto telefonate da Palazzo Chigi.” Anche qui, non risulta che Berlusconi intervenga direttamente in questioni legate ad affidi e adozioni; perché in questo caso invece è intervenuto? E poi: palazzo Chigi è la sede della presidenza del Consiglio. Come può una telefonata di Berlusconi non essere considerata una “telefonata da Palazzo Chigi”?

Il ministro Gianfranco Rotondi: “Se i governi si dovessero dimettere a ogni telefonata di raccomandazione, nel mondo trionferebbe l’anarchia”. Evidentemente per Rotondi è normale che il presidente del Consiglio intervenga in una questione che non è sua competenza diretta. È appena il caso di notare che secondo dati appena pubblicati l’Italia occupa la 67a posizione nella graduatoria sulla corruzione nella pubblica amministrazione, peggio del Ruanda. Forse non è proprio così normale.

Chissà se qualcuno dei miei ex alunni ha fatto la mia stessa analisi.

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