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Ieri sera è iniziato Vieni via con me, il programma condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano. Niente di nuovo o sorprendente, è stato come mi aspettavo, e in questo sono d’accordo con Matteo Bordone. Ma non è stato noioso, anzi, tranne forse un intervento fin troppo lungo di Roberto Benigni, che verso la fine, prima del rap su Berlusconi, aveva iniziato a trascinarsi un po’. Ma Benigni si sa com’è, tende sempre a strafare.

Mancano, per ora, i commenti incensanti da sinistra, quelli che sembrano scritti prima ancora di vedere il programma. Non mancano, invece, le critiche da destra, anche queste scritte prima di vedere il programma. Sul Giornale Stefano Filippi dice che Saviano è monotono, che ha attaccato il Giornale senza contraddittorio, che ha equiparato Berlusconi alla mafia, che il programma costa troppo e rende poco. Il direttore responsabile Alessandro Sallusti definisce il programma “ennesimo contenitore Rai di pattume vario ma, ovviamente, d’autore” per poi passare, dando ragione a Saviano quando parla di “macchina del fango”, alle dichiarazioni dei redditi di coloro che hanno fatto il programma:

Come possono interpretare i bisogni della gente uno scrittore miliardario (Saviano), due conduttori televisivi strapagati (Fazio e Littizzetto, due milioni all’anno di reddito a testa), un direttore d’orchestra con la puzza sotto il naso (Abbado), il solito Benigni più furbo che bravo (4 milioni di reddito per sparare battute) e l’immancabile Vendola, comunista da 16mila euro mese? Cosa c’entra gente così con i cassaintegrati, gli alluvionati, i terremotati? I cittadini cercano leader politici credibili e soluzioni concrete.

A parte le polemiche, credo che il programma sia interessante e ben fatto. Dal punto di vista comunicativo, ho trovato molto efficaci i microfoni sparsi sul palco, come a rappresentare tutte le voci che si sono sentite, e soprattutto gli elenchi, capaci, nella loro semplicità, di far riflettere. E se facevano ridere l’elenco dei modi per definire gli omosessuali e i comportamenti per cui a Napoli si è considerati tali, l’elenco delle accuse e delle pene subite, letto subito dopo da Vendola, diventava ancora più agghiacciante.

Forse è vero, in un paese normale basterebbe il David Letterman Show, mentre in Italia occorre un programma del genere. Se non altro, è un ottimo programma, e dato il livello attuale della televisione è già una gran cosa.

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