Tag

, , , , , , , ,

A me Beppe Grillo piaceva, prima che si mettesse a fare il politico dicendo di non esserlo. Poi, invece, ha iniziato a debordare, ad attaccare qualunque ministro, parlamentare, consigliere per il fatto stesso di essere un politico di professione. Si è convinto di essere l’unico depositario della verità e ha fondato il MoVimento 5 Stelle — non un partito, non sia mai! — con cui entrare in politica, ma non in prima persona, ci mancherebbe.

Tutto questo, alla lunga, deve avere causato qualche cortocircuito nella sua capacità di ragionare, come dimostra il suo post sulle primarie per la scelta del candidato sindaco di Milano. Dice Grillo che “i milanesi hanno potuto scegliere solo delle facce, non il programma”. Falso, dato che online si trovavano, e si trovano ancora, i programmi dei quattro candidati, Pisapia, Boeri, Onida e Sacerdoti. Ma il bello viene dopo.

Dice Grillo: “Non ha alcun senso presentare faccioni sui manifesti di persone dello stesso raggruppamento se poi il programma è lo stesso con differenze (se esistono) bizantine, impercettibili.” Ovvio, fanno parte dello stesso raggruppamento, quindi i programmi tenderanno ad assomigliarsi. Quindi qual è la soluzione? Facile: “Le primarie i partiti se le facciano in casa, chiedano agli iscritti di votare il Franceschini o il Bersani di turno e non sprechino i soldi e gli spazi pubblici per prendere per i fondelli gli italiani.” In altre parole: siano i partiti a scegliere i candidati, non i cittadini. Esattamente quello che accade con la legge elettorale nazionale (il “Porcellum”) che tutti contestano. Sta a vedere che per Grillo invece è un modello da seguire.

Ovviamente, il non plus ultra è quello che si fa nel MoVimento 5 Stelle: “Il MoVimento 5 Stelle non farà primarie sui nomi di “candidati leader” delle proprie liste comunali o regionali. Il portavoce della lista sarà scelto dalla lista al suo interno. Nel caso più liste si presentino in un Comune o in una Regione, solo allora si farà una votazione on line da parte degli iscritti in quel Comune o in quella Regione.” Forse ho capito: la lista decide al suo interno (in base a cosa? Boh) e gli elettori votano un nome scelto al vertice. E se si presentano più liste? Mi permetto di dubitarne, solo una avrà l’imprimatur del capo supremo, cioè dello stesso Grillo.

Conclusione: “Va eletto il programma, non un leader che non esiste. Quando gli italiani lo capiranno sarà sempre troppo tardi. Le Primarie sono operazioni di facciata, anzi, di faccioni.” Se l’alternativa è quella che propone lui, meglio le primarie.

Annunci