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Un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano parla degli stipendi dei funzionari dell’Unione europea e degli aumenti automatici. Come spesso accade con gli articoli di quella testata, fatti ce ne sono pochi, mentre abbondano le opinioni. Dato che lavoro per l’UE, provo a spiegare come stanno davvero le cose.

Ogni anno, a novembre, Eurostat fa la media delle variazioni degli stipendi dei funzionari pubblici in otto paesi dell’UE nell’anno precedente. A questa variazione si somma l’inflazione calcolata a Bruxelles e si ricava la variazione da applicare agli stipendi dei funzionari UE. Lo “scandalo” di cui parla l’articolo si riferisce all’aumento del 3,7% deciso a novembre 2009, che quindi si riferiva agli stipendi dei funzionari degli otto paesi nel 2008. Dato che ci si trovava in un momento di crisi, il Consiglio decise che quell’aumento era troppo alto, e ne concesse solo la metà. Dato che non venne applicato il metodo previsto dallo statuto dei funzionari, la Commissione fece ricorso presso la Corte di giustizia, la quale, proprio la settimana scorsa, le ha dato ragione, decidendo che occorre applicare il metodo previsto nello statuto e pagare gli arretrati.

Tanto per far capire che lo statuto non garantisce aumenti sicuri, come dice l’articolo, l’aumento per quest’anno sarà solo dello 0,4%, che non copre neanche l’inflazione. Continuando così, è possibile che l’anno prossimo ci sia addirittura una diminuzione dei salari per i funzionari UE.

E poi sì, gli stipendi sono buoni, ma chi lavora qui ha superato concorsi a prova di raccomandazione, conosce almeno due lingue oltre alla sua, deve vivere lontano da casa. E ha un bel dire l’autore che Bruxelles è “una delle più vive città d’Europa”: a parte che molti sono a Lussemburgo, Strasburgo, Ispra, Karlsruhe, Petten (dov’è?), forse lui non ha mai provato il senso di straniamento dell’essere lontani da casa, per quanto compensato da uno stipendio maggiore.

Lo scandalo non è che un funzionario pubblico europeo guadagni cinquemila euro al mese. Lo scandalo è che il suo omologo italiano ne guadagni millequattrocento.

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