Tag

, ,

Né a mia moglie né a me è mai piaciuto molto festeggiare il Capodanno. Alla fine è un altro anno che passa, si diventa tutti più vecchi e non c’è poi molto per cui essere festanti.

Ieri sera, invece, siamo andati con una famiglia di amici a Milano. Siamo stati a cena e poi, verso le 23, abbiamo deciso di andare a fare un giro in piazza del Duomo. Siamo a malapena riusciti a mettere piede sulla piazza uscendo dalla stazione della metropolitana: intorno a noi una selva di botti, petardi, spari e chissà cos’altro. Una nostra amica è stata colpita a un piede, io ho sentito un sibilo poco lontano da un orecchio, mio figlio si è messo a piangere per lo spavento. Sembrava di trovarsi a Beirut, Baghdad, Monrovia, una di quelle città di cui si conoscono solo le battaglie perpetue. Non riuscendo a fare un passo per la paura, vera e propria, di essere colpiti, siamo rientrati nella metropolitana, evitando un petardo tirato sui gradini, per andare verso piazza Castello.

La situazione era identica. Centinaia, forse migliaia di persone ferme sul marciapiede senza potersi muovere in un concerto di spari e botti che arrivavano da tutte le direzioni. Una madre cercava di portare via il suo bambino nel passeggino ed è stata fermata dal padre, che le ha detto “Lascialo lì, così si abitua”. La mezzanotte è arrivata così, mentre eravamo su un marciapiede a dirigerci verso piazza Cadorna perché era pericoloso provare a raggiungere l’ingresso della metropolitana di largo Cairoli.

Non era la prima volta che trascorrevamo il Capodanno in piazza, ma sarà certamente l’ultima. A Milano, a differenza di altre città, non c’era niente di organizzato e le strade e le piazze erano in balia di un numero sterminato di imbecilli che non sapevano festeggiare se non spaventando gli altri e mettendoli in pericolo. Al di là della mancanza di iniziative, che sicuramente ha contribuito alla situazione — se c’è un concerto la gente lo segue e sicuramente si spara di meno — siamo rimasti allibiti da quanta gente fosse per la strada con l’unico scopo di fare casino, fregandosene della sicurezza propria e degli altri (e alla fine il bilancio di due bambini feriti è perfino più leggero di quello che si poteva temere). Non un vigile, un poliziotto, un carabiniere, un segno qualunque della volontà di mantenere un minimo di ordine. Solo imbecilli ovunque, “sì lunga tratta / di gente, ch’i’ non averei creduto / che morte tanta n’avesse disfatta”, come direbbe Dante. Tutti morti, senza niente dentro.

L’anno prossimo festeggeranno da soli.

Annunci