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Tra chiusure, mozioni di sfiducia e altro, il Parlamento italiano ha trovato il tempo, qualche mese fa, di approvare una legge che stabilisce “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”. È una legge importante, perché mette ordine in una quantità enorme di circolari ministeriali, articoli di leggi precedenti e comunicazioni degli Uffici scolastici regionali su una materia sempre più rilevante. Il numero di bambini e ragazzi che soffrono di un disturbo specifico di apprendimento (Dsa) aumenta sempre più. Si tratta per lo più di bambini intelligenti quanto gli altri, spesso di più, ma che hanno difficoltà di ordine neurologico che impediscono loro di leggere, scrivere, disegnare o fare calcoli senza che questo costituisca un ostacolo. Anni fa, i bambini affetti da Dsa erano classificati come svogliati, distratti, non interessati, lenti, e che si riconosca loro una specificità da aiutare è un grande passo avanti.

Chi si occupa professionalmente di Dsa ha già commentato la legge meglio di quanto potrei fare io. Aggiungo solo un paio di considerazioni. La prima è che, come avviene per ogni legge italiana, resta lettera morta finché non vengono emanati i decreti attuativi, e visto che la politica pare avere altro da fare, chissà quando accadrà. La seconda è che vengono previsti stanziamenti di un milione di euro sia per il 2010 che per il 2011 per la formazione degli insegnanti. La formazione, però, non è obbligatoria, e non si sa ancora bene come verrà svolta, dato che mancano i decreti attuativi di cui sopra. Inoltre, la legge è stata approvata verso la fine del 2010: cosa succederà del milione stanziato per un anno già terminato ed evidentemente non speso? E ancora: se è vero che gli insegnanti italiani sono circa un milione, a cosa serve prevedere una spesa di un euro a testa per la formazione? Oppure la formazione si svolgerà al bar davanti a una tazza di caffè?

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