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Quando uscirono le prime intercettazioni legate all’affare Ruby, una decina di giorni fa, Mario Giordano scrisse un articolo sul Giornale sostenendo che in quelle telefonate non c’era niente di legalmente perseguibile perché

È così: al telefono non siamo mai since­ri. Siamo sempre sbrigativi. A volte volutamente cinici, co­me quelli che ridevano sul ter­remoto, a volte un po’ cazzoni. Quando parliamo al telefono siamo i migliori allenatori del­la Nazionale, i migliori giocato­ri di golf, i piloti d’auto più spe­ricolati d’Italia. Ognuno ha la sua piccola vanteria, il suo an­golo del gradasso, il suo picco­lo palcoscenico personale. Adesso, per esempio, io fini­sco l’articolo e chiamo la reda­zione del Giornale: «Se mi ta­gliate una riga vengo lì e vi strozzo». Speriamo non senta la Boccassini. Il tentato omici­dio, altrimenti, non me lo to­glie nessuno.

Lo fanno tutti, tutti raccontano balle al telefono e si vantano di cose che non hanno mai fatto. Lo diceva anche Craxi, tutti ladri, nessun ladro. A parte il fatto che non è vero che tutti raccontano balle al telefono (ma è un’affermazione non dimostrabile, quindi non si può neanche dimostrare il suo contrario), non credo neanche che chi lo fa lo faccia ogni volta che telefona.

Alla luce delle nuove intercettazioni, quindi, aspetto di leggere la nuova giustificazione di Mario Giordano.

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