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La strada, di Cormac McCarthy, è probabilmente il romanzo più sconvolgente che abbia mai letto. Per chi non lo sapesse, è la storia di un uomo e di suo figlio sopravvissuti a una catastrofe che ha messo fine a ogni forma di vita sulla Terra. Restano pochi uomini, che si aggirano in un mondo coperto di cenere cercando di sopravvivere giorno per giorno, mangiando quello che riescono a trovare, spesso uccidendo quelli che incontrano per rubare il loro poco cibo.

In questo sfacelo i due personaggi di McCarthy si aggirano cercando di salvare quel poco di umano che è possibile preservare. L’uomo non cessa un attimo di rincuorare il figlio, di nascondergli, per quanto possibile, la mancanza di una qualunque prospettiva futura. “Noi siamo i buoni”, gli ripete in continuazione. E i risultati si vedono. Con il passare delle pagine il bambino quasi si trasfigura, diventa il portatore di tutto il bene che è rimasto nel mondo, e quasi non stupisce che, rimasto solo, incappi in una specie di famiglia che cerca di mantenere vivi i valori fondamentali degli uomini.

Ci sono momenti di tenerezza quasi insopportabile: l’uomo che fa assaggiare al bambino una Coca Cola sfuggita alla devastazione, l’uomo che fa un bagno caldo al figlio dopo un tempo incalcolabile, l’immagine di loro due che dormono abbracciati insieme, il bambino che gioca su una spiaggia di sabbia fredda e senza vita, battuta dalle onde dell’oceano colore del piombo.

E poi c’è la scrittura di McCarthy, essenziale, quasi scarnificata, in cui il punto è quasi l’unico segno di punteggiatura usato. È una scrittura che riprende la vita dei protagonisti, sempre attenti a non sprecare un movimento, un goccio d’acqua, un grammo di cibo. Eppure è una scrittura potentissima, in grado con poche parole di evocare sentimenti profondissimi.

È un romanzo che insegna a pensare al presente, a coltivarlo senza farsi illusioni sul futuro. Chi ha già figli li guarderà con occhi diversi, chi non ne ha vorrà averne per cercare di essere anche solo una frazione dello straordinario padre che è il protagonista del romanzo di McCarthy. Dopo avere attraversato questo mondo ridotto a meno dell’essenziale si cerca di scarnificare anche il nostro, di sfrondarlo di tutto il superfluo, per mantenere solo l’essenziale: l’amore che unisce le persone, il tentativo estremo di vivere da esseri umani.

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