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Il 9 ottobre si terranno in Lussemburgo le elezioni per il rinnovo dei Consigli comunali. La legge stabilisce che sono elettori tutti i cittadini lussemburghesi e tutti gli stranieri che abbiamo compiuto 18 anni e che vivano in Lussemburgo da almeno cinque anni. Una legge approvata il 13 febbraio di quest’anno prevede inoltre che gli stranieri che si registrano sulle liste elettorali possono anche presentarsi come candidati alle elezioni comunali.

C’è tempo fino al 14 luglio per iscriversi, ed è stata lanciata una campagna per spingere gli stranieri a farlo, anche se pare che finora i risultati non siano particolarmente incoraggianti (solo il 10% si sarebbe iscritto sulle liste elettorali).

Secondo gli ultimi dati disponibili, il Lussemburgo ha 511.800 abitanti, di cui 221.300 stranieri (oltre il 43%). La maggior parte degli stranieri lavora per le istituzioni europee, banche, compagnie assicurative o grandi aziende straniere, e non ha molto interesse a partecipare alla vita pubblica lussemburghese, il che spiega la scarsa adesione alle liste elettorali.

Mi chiedo invece che cosa succederebbe se il diritto a votare ed essere eletti venisse concesso agli stranieri che risiedono in Italia da più di cinque anni. In questo caso non si tratta di un’élite, di persone ai gradi più alti della scala del reddito, ma di persone che probabilmente sarebbero molto interessate a partecipare alla vita pubblica. Allo stesso tempo, il fatto che votino obbligherebbe gli amministratori locali a tenere conto delle loro richieste. Alla lunga, credo che questo porterebbe a una maggiore integrazione e, di conseguenza, a una riduzione della tensione sociale.

Quando l’argomento è stato portato in primo piano nel dibattito politico italiano, è sempre stato scartato come improponibile dai partiti al governo. Eppure, è una misura inevitabile, e quanto prima la si adotterà tanto meglio sarà per tutti.

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