Tag

, ,

Un bel ricordo di Steve Jobs, scritto da Lisen Stromberg e pubblicato in origine sul Palo Alto Patch subito dopo le dimissioni di Jobs da AD di Apple. Ringrazio Lisen e il Palo Alto Patch per avermi permesso di tradurre e pubblicare il testo.
____________________________________

Il mio vicino, Steve Jobs, è stato molto presente nei notiziari di recente. L’ultima notizia è l’annuncio recente che si farà da parte per lasciare che altri semi crescano alla Apple. I giornali finanziari, i giornali generalisti, la blogosfera e un po’ tutti hanno scritto poemi sul “più grande AD di tutti i tempi”, dicendo che questo “ragazzo prodigio” ha dato forma all’intima natura delle nostre vite con il suo genio.

È tutto vero, ma qui a Palo Alto, Steve Jobs non è solo un’icona, è anche il tizio che vive in fondo alla strada.

Ho incontrato per la prima volta Steve (c’è ancora qualcuno che lo chiama Mr Jobs?) anni fa a una festa in piscina in giardino. Ero così agitata per l’occasione unica di respirare il suo DNA che quasi non riuscii a dire una parola. Sono sicura di avere fatto colpo fin dall’inizio inciampando nel mio stesso nome quando ci presentarono.

Lo guardai nuotare in piscina con suo figlio. Sembrava una persona normale, un bravo papà che si diverte con i suoi bambini.

La seconda volta che lo incontrai fu quando i nostri figli andavano a scuola insieme. Venne alla riunione di inizio scuola ad ascoltare l’insegnante che borbottava sul valore dell’istruzione (aspetta, ma lui non è uno di quegli dei dell’hi-tech che non hanno neanche finito il college?) mentre tutti noi eravamo seduti a fingere che essere nella stessa stanza con Steve Jobs fosse del tutto normale

Non molto tempo dopo, vidi Steve mentre correvo nel quartiere. Era immerso in una conversazione con una versione più giovane di se stesso — una sua minireplica con jeans, T-shirt nera e occhiali con la montatura sottile. Devo avere fatto la figura dell’idiota quando sono inciampata in una crepa del marciapiede cercando di evitarli.

Fu ad Halloween, non molto tempo dopo, che mi resi conto che sapeva il mio nome (sì, il mio nome!). Lui e sua moglie avevano messo in piedi una spaventosa casa stregata (un giardino stregato, per essere precisi). Lui era seduto sul vialetto, vestito da Frankenstein. Mentre passavo con mio figlio, Steve sorrise e disse “Ciao Lisen”. Mio figlio pensò che fossi la mamma più “cool” della città quando si rese conto che quello Steve Jobs mi conosceva.

Grazie per i punti che mi hai fatto guadagnare, Steve.

Da lì in poi, quando lo vedevo tenere le sue riunioni di lavoro nel nostro quartiere, non mi tiravo indietro, lo salutavo e gli dicevo ciao. Steve rispondeva sempre, dimostrando che sarà anche un genio, ma è anche un buon vicino.

Con il tempo, le cose cambiarono. Le passeggiate erano meno frequenti, il passo più lento, il sorriso non più così pronto. Qualche mese fa, quando ho visto Steve e sua moglie camminare lungo la strada tenendosi per mano, ho capito che c’era qualcosa di diverso. Adesso lo sa anche il resto del mondo.

Mentre Newsweek e il Wall Street Journal e CNET continuano a borbottare sull’impatto dell’era di Steve Jobs, non rifletterò sul MacBook Air con cui scrivo o sull’iPhone con cui parlo. Penserò al giorno in cui l’ho visto alla festa di diploma di suo figlio. Eccolo, Steve, con le lacrime che gli rigavano le guance, il sorriso ampio e orgoglioso, mentre suo figlio riceveva il diploma e avanzava verso il suo futuro luminoso lasciandosi dietro un brav’uomo e un buon padre che può essere certo di avere fatto la cosa giusta, forse la sua eredità più importante.

Annunci