Tag

, ,

Qualche settimana fa abbiamo messo in una scatola i libri scolastici che nostra figlia ha usato negli anni scorsi e siamo andati in una libreria per rivenderli. Alcuni sono stati rifiutati perché fuori catalogo e quindi senza mercato, altri perché ne avevano già troppi in magazzino. Alla fine abbiamo rimediato una trentina di euro e siamo venuti via con due terzi dei libri ancora nella scatola.

Ci sono parecchie domande da farsi. Perché ogni anno occorre spendere centinaia di euro per comprare migliaia di pagine di cui si userà sì e no un terzo? Perché tutti i libri vanno fuori catalogo dopo pochi anni e vengono sostituiti da libri quasi identici tranne che per qualche revisione grafica? E poi, posso capire che ai libri di storia venga aggiunto un capitolo sugli anni più recenti, che a quelli di letteratura si aggiunga un autore nel frattempo divenuto famoso, ma i libri di latino? Che cosa c’è da aggiungere a un testo di latino destinato a degli adolescenti e non a latinisti di professione?

Più in generale, perché un ragazzo deve portare ogni giorno sulle spalle un peso pari a un quarto del suo? La Corea del Sud ha già previsto l’eliminazione dei libri di testo cartacei entro il 2015, sostituiti interamente da versioni elettroniche da scaricare e usare su un tablet. Da noi una proposta del genere andrebbe incontro alle resistenze di autori ed editori, che si rifugerebbero dietro la perdita di posti di lavoro (tipografi e agenti di commercio che girano per le scuole a proporre le novità) e alla paura della pirateria (in realtà aggirabile).

La verità è che siamo ancora un paese in cui l’appartenenza (a una famiglia, una città, una professione) è più importante del servizio da rendere ai cittadini. Ancora prima che sulla velocità delle linee Adsl, è su questo che occorre lavorare.

Annunci