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Pare che se si chiede a Siri, l’assistente vocale che Apple ha introdotto sull’iPhone 4S (per ora non in italiano) di trovare una clinica in cui sia possibile sottoporsi a un aborto, Siri risponda con informazioni confuse o scorrette. Questo è stato sufficiente a scatenare la solita bagarre di chi non vede l’ora di accusare Apple di censure, bigottismi e arbitrii varii.

Poi, puntuale, arriva la smentita di Apple (la traduzione è mia):

Non sono omissioni intenzionali con lo scopo di offendere qualcuno, significa semplicemente che nel passaggio di Siri da beta a prodotto finito troviamo spazi in cui possiamo migliorare e lo faremo nelle prossime settimane.

Prevedo già la seconda ondata di commenti: ecco, Apple smentisce, ovviamente, cosa volevate che facesse, la smentita è un’ammissione di colpa. Eccetera.

Basterebbe leggere qualche riga ancora nell’articolo che ho citato (la traduzione è sempre mia):

Siri è stata comprata da Apple nel 2010. Il cofondatore Norman Winarsky ha ipotizzato che il problema attuale non sia da attribuire ad Apple ma ai servizi di terze parti che hanno fornito le informazioni.

Probabilmente Winarsky ha un’idea di ciò di cui parla, ma sono pronto a scommettere che in pochi citeranno la sua opinione.

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