Tag

Prima o poi occorrerà anche porsela, questa domanda, che in Italia potrebbe anche suonare superflua (ma come, non c’è appena stata una riforma?). Il problema non è ristrutturare la scuola, come ha fatto la riforma Gelmini (di cui peraltro parlano bene anche presidi al di sopra di ogni sospetto), ma proprio ripensarla da zero. Come scrive Seth Godin, “Changing school doesn’t involve sharpening the pencil we’ve already got” (Cambiare la scuola non significa fare la punta alla matita che abbiamo già).

In questi giorni, tra le altre cose, sto leggendo un testo proprio di Godin, intitolato Stop Stealing Dreams (what is school for?), cioè Smettete di rubare sogni (a cosa serve la scuola?). Godin non è un pedagogista né un insegnante. È un imprenditore e un esperto di marketing, che guarda la scuola dal suo punto di vista. Che la società sia cambiata è un dato di fatto. La conseguenza dovrebbe essere progettare una scuola che sia funzionale ad essa.

Un esempio concreto, sempre da Godin (la traduzione è mia):

Per molto tempo il tipo di istruzione premiato dalle professioni e il tipo di istruzione da cui immaginavamo che una persona istruita avrebbe tratto vantaggio hanno combaciato. In entrambi i percorsi era insito il concetto che memorizzare grandi quantità di informazioni fosse essenziale. In un mondo in cui l’accesso ai dati era limitato, l’abilità nel ricordare quello che ci veniva insegnato, senza accesso immediato a tutti i dati, era un fattore di successo fondamentale.

Chiunque abbia un figlio che va a scuola sa che i migliori alunni sono quelli che stanno seduti al loro posto, ascoltano, prendono appunti, studiano e ripetono quello che hanno studiato. La memorizzazione è il punto di forza. La creatività, la capacità di scoprire collegamenti, di pensare fuori dagli schemi, di imparare in un altro modo non sono valorizzate, anzi. Possiamo permetterci insegnanti che non sanno cosa sia un link? Che non sanno costruire un percorso di apprendimento alternativo per i loro studenti? Insegnanti che passano la maggior parte del loro tempo a preparare, somministrare, correggere, restituire e archiviare verifiche che verificano solo un apprendimento mnemonico?

Chiudo ancora con Godin, del cui testo raccomando la lettura, e in questo caso l’inglese, più che un ostacolo, deve essere uno stimolo:

Questa non è una prescrizione. Non è un manuale. È una serie di provocazioni, che potrebbero risuonare e spero provocare un dialogo.

Niente di quello che ho scritto vale lo sforzo che ho fatto se le idee non sono condivise. Inviate questo manifesto per email o ristampatelo, ma non modificatelo né chiedete dei soldi. Se volete parlarne su Twitter, l’hashtag è #stopstealingdreams. C’è una pagina per i commenti su http://www.stopstealingdreams.com.

Soprattutto, fate qualcosa. Scrivete un manifesto vostro. Mandatelo agli insegnanti della scuola di vostro figlio. Fate domande scomode alle riunioni. Aprite una scuola vostra. Mettete online un paio di videoconferenze. Ma non state calmi.

Annunci