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È difficile non essere d’accordo con Riccardo Mori e con la sua analisi di come il ritmo forsennato con cui riceviamo le informazioni rischi di modificare il nostro modo di porci nei confronti di gran parte della nostra realtà. Si manda una mail e ci si stupisce se dopo due ore non abbiamo ancora una risposta, leggiamo siti di notizie limitandoci spesso solo al titolo, non vediamo l’ora di smettere quello che stiamo facendo per dare un’occhiata a Twitter. Ovvio, non vale per tutti, ma è una tendenza che noto anch’io.

Dell’analisi di Riccardo mi è piaciuto molto il paragone con il cibo, la similitudine tra fast food e consumo bulimico di informazioni e, al contrario, tra una buona cena con il vino giusto e la capacità di mettersi tranquilli a leggere quello che davvero ci interessa per poterlo approfondire. In altre parole, meglio sapere di più su pochi argomenti, che avere un’infarinatura dello scibile umano. Si va in un certo senso controcorrente, ma ne vale la pena.

Aggiungo che ho avuto la fortuna di conoscere Riccardo e di lavorare con lui, e vorrei segnalare il suo blog ai miei pochi lettori: se l’inglese non spaventa, quel blog è il punto di partenza per scoprire racconti, foto, passione per il vintage Mac e altro ancora. Un ventaglio di interessi in cui si vede davvero quali ottimi risultati possano dare l’approfondimento e la ricerca.

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