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Ascoltando spesso la radio francese, in particolare France Inter, ho avuto occasione, nelle ultime settimane, di ascoltare parecchie interviste a uomini politici, in particolare ai candidati alle elezioni presidenziali o ai loro portavoce.

Si è trattato sempre di interviste esemplari sul piano della forma (la sostanza, è ovvio, dipende da quello che ha da dire chi parla): i giornalisti facevano domande, i politici rispondevano. Nessun giornalista ha mostrato timore reverenziale schivando le domande scomode. Nessun politico, d’altra parte, si è rifiutato di rispondere.

Ci ho pensato quando ho visto le immagini del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che toglie di mano il microfono a una giornalista e le dice più o meno “Adesso le spiego io come si fanno le domande.” Credo che una scena del genere sarebbe impossibile in Francia, come nella maggior parte dei paesi europei. Un politico prende il microfono per dare lezioni a una giornalista e la giornalista resta ad ascoltare senza neanche provare a riprendersi il suo strumento di lavoro. Non mi risulta finora che l’Ordine dei giornalisti sia intervenuto.

Parliamo sempre male dei nostri uomini politici, ma se sono come sono è perché sono usciti da un ambiente che ha permesso loro di sentirsi al sicuro da qualunque critica. Perché, in fondo, sono come noi.

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