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Qualche tempo fa ho letto un’intervista allo scrittore americano Jonathan Franzen. Da alcuni brani esce un Franzen che certo non ama Internet né la tecnologia in generale (“Detesto Facebook”, “Twitter è la versione stupida di Facebook”, fino a frasi ponderose come “L’effimero sound-byte di Twitter è l’antitesi della letteratura, che cerca l’immortalità”).

Partendo da quell’intervista ho scoperto che a Franzen piacciono poco anche i cellulari (cui ha addirittura dedicato un saggio) e che secondo lui gli ebook sono un danno per la società.

Secondo Franzen, i libri cartacei sono stabili e permanenti, mentre gli ebook trasmettono un senso di precarietà, come se fosse possibile cancellarli con un gesto (“Lo schermo dà sempre l’idea di poter essere cancellato, cambiato, spostato. Per una persona innamorata della letteratura come me, semplicemente non è abbastanza permanente”). Ovviamente non è vero, ma vuoi mettere la soddisfazione di una frase a effetto?

Insomma, il povero Franzen vive in un mondo in cui non si fa altro che twittare, chattare su Facebook, leggere ebook che svaniscono dallo schermo quando meno te lo aspetti. L’idea che Il grande Gatsby (per riprendere un romanzo citato da Franzen nell’intervista) rimanga Il grande Gatsby anche in formato elettronico non sembra sfiorarlo.

Le idee di Franzen mi sono tornate in mente qualche giorno fa, quando ho letto un post di Luisa Carrada. L’autrice racconta di una serie di letture che l’hanno portata ad acquistare e leggere, in formato elettronico, un saggio sulla creatività. “Ho passato sul libro l’intero pomeriggio, nonostante il lavoro incombesse”, scrive l’autrice. “Un saggio tradizionale, di 300 pagine, che sto leggendo sull’iPad. Ma mi tiene incollata, senza nessuna tentazione di sbirciare su Twitter o di controllare la posta.”

Ho pensato a Franzen che legge Il grande Gatsby sentendone tra le mani la copertina, le pagine, annusando l’inchiostro. E mi è venuto il sospetto che tutta questa attenzione ai dettagli “fisici” del libro rischia in realtà di farci perdere di vista il contenuto del libro stesso, che sia un romanzo o un saggio. Forse, in questo senso, l’ebook è la sublimazione dell’esperienza della lettura, senza supporti fisici, senza distrazioni tattili: solo il contenuto del libro, e basta. E se il contenuto è valido, le distrazioni non esistono più. Checché ne dica Franzen.

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