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Scrive il sito affaritaliani.it:

C’erano una volta le gite scolastiche nei musei e nelle città d’arte, alla scoperta dei tesori culturali di cui è ricca l’Italia: per gli insegnati era l’occasione per mostrare dal vivo ciò che avevano insegnato sui libri, per gli studenti era la possibilità di vivere una giornata (più o meno) educativa al di fuori delle mura scolastiche.
Ma la società cambia, la tecnologia entra a pieno diritto nella cultura delle nuove generazioni al pari dei dipinti del Caravaggio e alle sculture di Luciano Fabro. Così, ora succede che la gita scolastica, anziché un museo, abbia come meta un Apple Store.

Gli insegnati seduti sui libri, i musei deserti, Luciano Fabro insegnato a scuola.

Commenti indignati:

Di queste faccende -vale a dire di ignobili lavaggi neuronali sui bambini; di sequestro e colonizzazione corporativi della cultura e della didattica, sostituite dal marketing aziendale selvaggio; di sfruttamento senza scrupoli del tempo di apprendimento e gioco dell’infanzia ottenuti grazie alla sistematica corruzione a suon di gadget omaggio di genitori ed educatori, mi sono gia’ occupato a partire dal lontano 2008. C’e’ poco da aggiungere, se non che le cose da allora sono peggiorate.

Quando ero alle elementari, cioè più di quarant’anni fa, la maestra ci aveva accompagnati a visitare la fabbrica della Ambrosoli, ed eravamo tornati a casa con le tasche piene di caramelle al miele e al lattemiele. Opportunamente decerebrati, avevamo spinto i nostri genitori a comprarci altre caramelle.

Apple è in ritardo di quarant’anni, altroché.

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