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Più o meno cinque anni fa scrivevo di un viaggio a Parigi in cui per la prima volta avevamo mantenuto i contatti con il mondo grazie a un MacBook e alla connessione Wi-Fi offerta da un albergo neanche costoso.

Il tempo è passato, in famiglia sono arrivati iPad e iPhone e questa volta siamo andati negli Usa, tra New York e Boston. Il MacBook è rimasto a casa e iPad e iPhone non sono serviti solo per chiamare a casa con Skype, anzi: Skype, quando doveva funzionare, non ha funzionato. Negli Usa, però, il Wi-Fi è dappertutto: negli alberghi (ma diffidare della catena Motel6, dove il Wi-Fi si paga 2,99 dollari al giorno e solo con carta prepagata, altrimenti niente), nei ristoranti, nei centri commerciali, da Starbucks, dappertutto.

Con iPad e iPhone abbiamo ascoltato musica, scattato foto, girato per le città grazie alle mappe caricate in albergo prima di uscire, controllato le previsioni del tempo decidendo cosa portarci dietro. Abbiamo scoperto che la sensazione di essere in vacanza non dipende dalla tecnologia che portiamo con noi, ma dal nostro atteggiamento: cinque anni fa il MacBook serviva per tenersi in contatto con chi era rimasto a casa; oggi iPad e iPhone sono serviti a migliorare la qualità della vacanza, a usare meglio il tempo e a decidere come usarlo.

Rispetto ad allora è una rivoluzione.

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