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Il matematico Piergiorgio Odifreddi parla dell’approvazione del registro delle unioni civili presso il Comune di Milano, approvato dopo una discussione durata undici ore e con il voto contrario di parte dei consiglieri del Pdl, chiamati da Odifreddi “i retrogradi”. Dopo avere, con un triplo salto mortale logico, identificato quei consiglieri con tutti i cattolici, il professore lancia la sua proposta:

La vera rivoluzione sarebbe l’istituzione non di un registro delle coppie di fatto, che estenda ad esse il trattamento accordato alle coppie di diritto, ma l’istituzione di un registro dei credenti di fatto, che restringa per essi la possibilità di intervenire nelle discussioni e nelle votazioni sui diritti.

In attesa di altre liste che contengano tutti quelli che non la pensano come Odifreddi, mi sembra che il problema, ovviamente, non sia che i cattolici e la gerarchia cattolica partecipino a qualunque dibattito: sono cittadini italiani e come tali hanno tutti i diritti per farlo. Il problema è che la classe politica non dovrebbe farsi influenzare nelle sue decisioni dalla preoccupazione di non scontentare mai la gerarchia cattolica. Se invece si lascia influenzare, alla prossima occasione la gerarchia si sentirà autorizzata ad alzare un po’ di più la voce.

Odifreddi confonde la causa di un problema con il suo effetto. Da un matematico non me lo sarei aspettato.

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