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Qualche tempo fa ho mandato una segnalazione via posta elettronica all’Ufficio relazioni con il pubblico di un ospedale italiano. Dopo un paio di giorni ho ricevuto, sempre via mail, la risposta che segue:

“buongiorno, si inoltra informativa relativa a Sua segnalazione pervenuta allo scrivente Ufficio.
Cordialmente
maria”

Ho lasciato tutto come era, cambiando solo il nome nella firma. Alla mail è allegato un documento firmato da un dirigente e scritto nello stesso stile, con più o meno lo stesso contenuto. Mi hanno colpito l’uso disinvolto delle maiuscole, la firma con il solo nome e in minuscolo (chi sarà maria? Lo si capisce solo leggendo l’allegato: è la “referente per la pratica”), le formule bizzarre (“informativa”, “lo scrivente Ufficio”). Ho pensato che stiamo tanto a lamentarci della casta dei politici quando poi ogni giorno viviamo circondati da un esercito di persone che si nasconde dietro un gergo impenetrabile come segno di appartenenza a una casta di altro genere.

Dovremmo pensare a loro, prima che ai politici, perché chi lavora a contatto con il pubblico non può e non deve usare un linguaggio che sa di Ottocento e che il pubblico non può (e forse, a ragione, non vuole) capire.

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