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In un articolo sul sito del quotidiano La Stampa, Gianluca Nicoletti parla della falsa notizia circolata per un po’ secondo la quale l’autore della strage nella scuola del Connecticut era autistico. Chiunque abbia una minima idea di che cos’è l’autismo, e Nicoletti, purtroppo per lui, ne ha una ben precisa, sa che è impossibile che un autistico compia un atto del genere. Eppure non ci si ferma un attimo a riflettere prima di sparare la notizia nei titoli (e mai nessuno che arrivi il giorno dopo a dire “ci siamo sbagliati”).

Alla fine gli autistici rientrano nella categoria “matti e handicappati”, insieme ai paranoici, gli ossessivi compulsivi, gli schizofrenici e i nevrotici. Non si distingue, non serve. La gente vuole concetti semplici e che soprattutto confermino la semplificazione della realtà.

Ci ho pensato ieri sera, mentre Roberto Benigni commentava i primi articoli della costituzione italiana. L’articolo 3, secondo comma:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Penso agli autistici ma non solo: quanti sono i cittadini “diversi”, in tutti i sensi, la cui diversità non viene vista come una possibilità di arricchimento per tutti ma solo come un pretesto per affibbiare un’etichetta e rimuovere il pensiero? Non si dovrebbe cominciare dalla scuola a promuovere la cultura della diversità, a valorizzare ogni alunno per le sue caratteristiche peculiari, invece di cercare di livellare tutti su un modello ideale?

Ha ragione Benigni: la nostra costituzione è bellissima, chissà che bello quando la applicheranno.

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