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Dopo che ne ha parlato John Gruber, ho deciso di provare l’app Mailbox. Ho scaricato l’app sul mio iPhone e mi sono messo in lista per aspettare l’attivazione. Davanti a me avevo circa mezzo milione di persone e ho aspettato quasi un mese.

Quando è arrivato il mio turno ho inserito i dati del mio account Gmail e ho scoperto che non era possibile iniziare subito: prima avrei dovuto attivare la casella Imap “Tutti i messaggi”, in modo che Mailbox potesse accedervi. La cosa non mi è piaciuta molto, perché significava che, quando avessi aperto Mail sul mio Mac, tutti i messaggi di Gmail sarebbero stati come minimo duplicati. Ho deciso comunque di attivare la casella perché ero curioso di vedere come funzionasse questa nuova app.

Mailbox ha punti di forza indiscutibili: è bella esteticamente, grazie a un’interfaccia ridotta all’essenziale, ed è facile cancellare o spostare i messaggi con un solo gesto. Ci sono però anche alcuni svantaggi, oltre a quello che ho già citato: nella vista per conversazione, per esempio, si vede anche tutto il testo citato, mentre l’app Gmail lo nasconde, rendendo più facile la lettura.

Quello che però mi ha spinto a sospendere l’uso di Mailbox è stata l’idea stessa di Inbox Zero che sta alla base dell’app. In breve, si tratta di aprire i messaggi ricevuti, gestirli e archiviarli, in modo da avere la casella Entrata sempre vuota. La mia posta, però, è sempre stata organizzata diversamente: la maggior parte dei messaggi si archivia già da sola, grazie a un complesso sistema di regole che ho affinato con anni di uso. Tutto questo non funziona con Mailbox, dato che le etichette di Gmail scompaiono e tutti i messaggi finiscono in un calderone comune di messaggi archiviati.

I messaggi che non obbediscono ad alcuna regola, per esempio quelli che arrivano da chi mi scrive raramente, restano nella casella Entrata: li leggo e poi li archivio, li cestino o semplicemente li lascio dove sono, senza fare altro. In definitiva, la casella Entrata non è come una casella postale “vera”: posso lasciarci i messaggi anche se li ho letti e senza compromettere il mio workflow. Per questo la possibilità offerta da Mailbox di nascondere i messaggi e farseli rispedire in seguito mi è sembrata più che altro un esercizio di stile, inutile al mio modo di gestire la posta elettronica.

Può darsi che in futuro decida di riprovare Mailbox e magari di usarlo regolarmente. Per ora resta lì, in attesa che io cambi il mio modo di gestire la posta elettronica. Continuo con Mail, l’app preinstallata su iPhone, e Gmail. Pe rme sono più che sufficienti.

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