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Ho iniziato da poco a leggere Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante, di Douglas Hofstadter, sottotitolo Una fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll. Per chi non lo sapesse, si tratta di un saggio che parte dai rapporti più o meno nascosti tra le composizioni musicali di Johann Sebastian Bach, le creazioni grafiche di Maurits Cornelis Escher e le teorie matematico-filosofiche di Kurt Gödel per esplorare le regole formali delle parole e degli enunciati.

È un testo affascinante e intrigante per chi, come me, usa da anni i computer e ne ha scritto, soprattutto traducendo testi altrui, partendo da una cultura umanistica e letteraria. Si scoprono gli ostacoli che deve affrontare chi si occupa di scrivere istruzioni per i computer e, più in generale, si impara ad analizzare il diluvio di informazioni che ci investe ogni giorno alla luce della logica delle diverse affermazioni.

Non so se arriverò in fondo, né se lo leggerò una pagina dopo l’altra, o se invece alla fine salterò tra i capitoli seguendo un mio percorso di lettura. Sarà però sempre un’avventura arrivare alla fine di una salita e scoprire di essere invece scesi, come succede in molte opere di Escher. E vedere che comunque c’era una logica dietro questo apparente paradosso.

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