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Henry Winkler, il Fonzie di Happy Days, è stato in Italia per qualche giorno per presentare la prima traduzione italiana di uno dei suoi romanzi, Hank Zipzer e le cascate del Niagara, scritto in collaborazione con Lin Oliver e pubblicato da Uovonero, piccola, coraggiosa e specializzatissima casa editrice di Crema.

Il protagonista dei romanzi non è altri che lo stesso Winkler, un bambino dislessico che deve cavarsela in una scuola in cui chi non si uniforma, chi ha uno stile di apprendimento che esce dagli standard, rischia di essere tagliato fuori. Abbiamo assistito alla presentazione del libro alla Feltrinelli di Milano. Winkler ha raccontato di come si sentisse stupido a scuola, e di avere scoperto solo a trentun anni di non esserlo, di essere solo dislessico. Ogni bambino ha il suo modo di imparare, ha detto Winkler, ed è compito degli insegnanti trovarlo e farglielo usare.

In fondo non è niente di nuovo, o non dovrebbe esserlo. In una direttiva dello scorso dicembre, anche il Ministero dell’istruzione italiano sottolinea il fatto che non è necessario che ci sia una diagnosi specifica perché un alunno abbia diritto a una didattica individualizzata. Però, vista l’esperienza che chiunque può fare in una scuola, da alunno, insegnante o genitore, sembra fantascienza.

La scuola che punta a livellare dovrebbe entrare a far parte del passato. Sarebbe bello se questa rivoluzione arrivasse proprio dagli alunni che imparano in modo originale.

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