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Ce lo siamo sentito dire tante volte, quando giravamo per le scuole medie cercando di scegliere la migliore per nostro figlio, come se fosse il criterio principale per preferire una scuola a un’altra. In realtà, come per tutti gli strumenti, servono a poco se non li si usano correttamente. Quando si aggiunga anche la tradizionale resistenza degli insegnanti a cambiare il proprio modo di lavoro, avere una o cinquanta LIM non cambia la sostanza. Per capirlo basta leggere la lettera di un professore riportata da Lucio Bragagnolo.

Nella classe di mio figlio c’è una LIM. La usano due insegnanti: una delle due trasforma quello che appare sulla lavagna in file Jpeg che poi mette su una chiavetta che consegna a mio figlio (il wi-fi a scuola? Per carità, non vorremo che i ragazzi passino tutto il tempo su Facebook!); l’altra passa direttamente i file nel formato generato dalla LIM. Per leggerlo è stato necessario installare MimioStudio, software ipertrofico usato per il 2% delle sue funzioni (il restante 98% è sostituito con software specifico). Il tutto per stampare degli schemi disegnati dall’insegnante.

Il problema non è il numero di LIM, ma la volontà di chi le usa.

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