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Stephen Fry festeggia il trentesimo compleanno di Macintosh scrivendo un lungo articolo sul suo sito. Vale la pena leggere almeno la conclusione (traduzione mia).

Ciò che non si può negare è che il primo Macintosh ha cambiato completamente la mia vita. Mi ha fatto venire voglia di scrivere, non vedevo l’ora di iniziare ogni mattina. Se paragoniamo i computer agli uffici, il Mac era l’equivalente di uno spazio colorato splendidamente progettato, con tappeti moderni su lucidi pavimenti in quercia, un tavolo da biliardo, una macchina per il cappuccino, poster e ottima musica di sottofondo. Il resto del mondo arrancava nel sistema operativo di Microsoft: un ufficio grigio, suddiviso senza anima, con tappeti sintetici, lampade fluorescenti che lampeggiano e un leggero odore di muffa. Ho fatto questa analogia architettonica svariate volte e mi sembra che nessuno l’abbia notata, o pensavano che fossi solo pretenzioso. Ma ora ovviamente MS è consapevole della sindrome da brutta costruzione/OS come chiunque altro e, dal lancio di iPad e della nuova gamma di sistemi operativi OS X, ha abbandonato la sua strada per seguire la vera via verso la delizia, il colore, la sensazione, la gioia, il piacere e il gusto senza i quali la funzione… beh… non funziona.

Ha ragione. Per troppo tempo l’aspetto estetico del lavoro, o di qualunque altra attività, è stato sottovalutato. Il lavoro di Apple in questo senso è stato esemplare e coraggioso: togliere invece di aggiungere, lavorare sui dettagli, lasciare in vista solo l’essenziale ma senza eliminare le funzioni più avanzate. Il paragone più immediato è quello tra Word, con l’interfaccia Ribbon e decine di funzioni in vista, per cui ogni volta occorre spendere un minuto per trovare quella che serve, e il nuovo Pages, in cui vediamo solo il minimo indispensabile, sapendo però che nei menu c’è molto altro.

Fry ha ragione anche su un altro punto: un ambiente di lavoro gradevole fa venire voglia di lavorare. Da un po’ di tempo uso una stilografica Lamy Safari quando devo scrivere, e scrivo più di prima e con più gusto. Ho quasi sempre con me un taccuino Moleskine, discretamente vissuto, e mi piace scriverci. Quando voglio scrivere pensieri personali uso Day One, che mi offre un ambiente gradevole e rilassante, che invita a far uscire le idee. 

Intendiamoci, il bello è sempre esistito e per fortuna esisterà sempre. La novità di Apple è stata introdurlo anche in un mondo tradizionalmente freddo e unicamente volto alla produttività. Vedo ancora parecchi cultori del bello che abbandonano qualunque senso estetico quando si siedono davanti a un computer. Mi piacerebbe che provassero un Mac, prima o poi.

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